Non so quante volte avrò in questi anni attraversato le Alpi su di un aereo e lo stesso vale per sorvoli più mirati con l'elicottero, sin da quando ero un giovane cronista e piombavamo con la troupe sugli avvenimenti.
E' molto diverso sorvolare le montagne con l'elicottero, che consente di vedere ogni più piccolo particolare con una mobilità orizzontale e verticale straordinaria.
Ricordo quando la guida alpina Franco Garda diceva al grande pilota Ivo Pellissier, con il leggero balbettio del suo intercalare, scendendo dal Monzino, «facciamo il Vietnam», che significava sorvolare il ghiacciaio della Brenva bassissimi con brividi di paura.
L'aereo, con maggior rapidità al decollo e con una qual certa indolenza all'atterraggio, offre spunti di maggior vastità. Che sia Aosta, Torino-Caselle, Malpensa, Lugano, Innsbruck, Bolzano, Verona, Nizza, Cuneo, Lubiana, Vienna o chissà quale altro aeroporto la visuale offerta - arrivo o partenza che sia - riempie d'emozione.
Sarà qualche cosa di infantile, ma credo che sia il riconoscere in queste montagne, belle già oggettivamente per la varietà sposata con la maestosità (ogni massiccio ha una sua poesia), la propria terra.
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