November 2009

Era il 1979...

Conduttori dei Tgr di tutt'ItaliaMi intenerisce vedere, in questi giorni, nel telegiornale della Valle d'Aosta, i servizi di tanti anni fa, del "giurassico televisivo", quando un gruppo di giornalisti - io ero fra loro - si avventurò nella televisione pubblica.
Era esattamente il 15 dicembre del 1979: quel giorno esatto ero ancora impegnato nella "concorrenza" ad "RTA - Radio Tele Aosta". Guardammo con scetticismo quel telegiornale pubblico, forti della nostra "audience" e di una qualità che ci pareva superiore.
Pochi giorni dopo il patron di "RTA", Giuliano Follioley, mi fece licenziare: ero un ventenne un po' troppo libero e avevo pestato qualche callo...
Ed ecco che, come collaboratore, già a fine dicembre mi trovai alla "Rai" - due mesi dopo venni assunto grazie ai buoni uffici del caporedattore, Mario Pogliotti - per pedalare con l'ex concorrenza. Anni fantastici, credendo nel ruolo e nella "missione" del servizio pubblico.
Tanti anni dopo, fra nostalgia, ricordi e voglia di fare, s'insinua la speranza che prima o poi una "vera" televisione regionale del servizio pubblico, con un palinsesto che non sia una piccola finestra sul nazionale, possa nascere.

Il referendum svizzero

Un esempio di minaretoChissà che cosa ne penseranno i referendari locali che, "a uso ospedale", hanno esaltato i libertari referendum svizzeri.
Con grande partecipazione e ribaltando i sondaggi, è infatti passata oggi la proposta che vieterà in Svizzera la realizzazione, accanto alle moschee, dei minareti. Il minareto è quella torre che somiglia al nostro campanile e da dove il muezzin chiama i fedeli per la preghiera. Ovvio, comunque, che ciò non lede la tradizionale libertà religiosa in un Paese che storicamente ha trovato un antico equilibrio fra cattolici e protestanti.
Il segnale, inaspettato, venendo da un popolo che ha dato a molti musulmani la cittadinanza e l'accoglienza (e accoglie anche molti capitali di provenienza dei Paesi islamici nelle proprie banche), deve fare riflettere e il confronto si potrà in parte incrociare con i commenti alla celebre sentenza della Corte dei diritti dell'uomo sul crocefisso.

La giustizia

Agenti davanti al Tribunale di AostaDomani ad Aosta si apre l'ultimo dei processi in cui sono parte lesa. Si tratta di quello dedicato - lo scrivo con tristezza e indignazione - alla pubblicazione su alcuni blog di un testo delirante e più che offensivo contro di me e i miei familiari, inventandosi "vizietti", cattiverie ed oscenità da voltastomaco.
Altri due processi, su cui si sono espressi in appello i giudici torinesi, hanno appurato in un caso la pubblicazione su "Il Corsivo" di una notizia falsa di un'inchiesta inventata su di me e nell'altro caso l'invio sistematico alla Procura di Aosta di numerosi esposti anonimi o con firme false che mi accusavano di reati inesistenti.
Vi assicuro che essere oggetto di questa campagna diffamatoria è stato sgradevole e pesante da sopportare. Ho sempre ritenuto l'onestà personale una precondizione per fare politica e un caposaldo dell'attività politica in cui sono impegnato da oltre vent'anni. Chi cercava d'infangarmi lo faceva dunque con il gusto e la gioia di farmi del male: ancora oggi ne sono stupefatto.

Copenaghen

Copenaghen, nel summit sul clima dei prossimi giorni, diventerà la capitale mondiale dell'indecisione.
Lo scenario del problema per noi è chiaro e visibile: i nostri ghiacciai stanno arretrando e, per quanto queste "creature" di ghiaccio abbiano una capacità d'adattamento (da bianchi diventano neri perché il ghiaccio finisce sotto i detriti), se va avanti così scompariranno in poche decine di anni. Prima ciò colpirà i ghiacciai più piccoli e poi i più grandi, prima scioglieranno quelli a quota più bassa e poi quelli a quota più alta.

Parlar di burocrazia...

Il tavolo del congrès UVRenato Brunetta, che è un conoscente di lunga data, per cui posso dire che ama il ruolo di provocatore.
Io vedo due elementi cardine: una buona legislazione (e una vasta delegificazione) per sgonfiare le gomme ai burocrati "complicatori"; un uso intelligente delle "nuove tecnologie" che possono evitare mille passaggi.
Resta poi da ricordare che burocrazia e democrazia hanno in comune una parolina greca "Kratos", potere. Gira che ti rigira questo è il cuore del problema: la democrazia evita che i cittadini siano sudditi che obbediscono ciecamente.
E' bene rifletterci.

Caleidoscopio 1° dicembre

mixer_rai_02.jpgVi segnalo anche questa volta, come sempre, i contenuti di "Caleidoscopio", in onda martedì su "Radio1" alle 12.35 negli spazi della programmazione di "RaiVdA".
Nella prima puntata di dicembre, ci dedicheremo alla neve e allo sci.
Cominciando la carrellata da oggetti e ricordi di un noto albergatore di Courmayeur, Leo Garin. Il mercato della neve ha caratteristiche anche di indotto industriale e ascolteremo su questo il Presidente dei giovani industriali valdostani Oliviero Gobbi.
Infine, a chiudere la serie delle interviste, un campione di fondo come Marco Albarello, che ci parlerà dei giovani e dell'agonismo.
Alla fine, come sempre, della ventina di minuti, fatti di parole e musica, ci sarà la rubrica di Christian Diémoz.
Spero potrete essere all'ascolto.

 

Moana

moana_pozzi.jpgUn film su "Sky" ricorda la vita di Moana Pozzi, l'avvenente pornodiva scomparsa prematuramente e sulla cui morte si coltivò un mito casareccio di una fuga chissà dove tipo "leggende metropolitane" su Elvis Presley.
Per me Moana Pozzi fu una metafora: il primo giorno da deputato - era l'estate del 1987 - nude, avvolte solo in bandiere tricolori, c'erano all'ingresso di Montecitorio la neoeletta Ilona "Cicciolina" Staller (voluta in lista dai radicali di quel provocatore di Marco Pannella) e Moana Pozzi, che apparteneva alla medesima "scuderia".
Diafana, procace e bellissima - si seppe in seguito pure amante di Bettino Craxi - sembrava l'incarnazione di quella che poi verrà chiamata la "Prima Repubblica", quasi un simbolo di decadenza discinta. Ora torna sugli schermi bella e maledetta come quegli anni Ottanta, che per molti rappresentano la giovinezza, mentre per l'Italia furono il fulgore di una crisi politica profonda, che pare ora - come il fantasma di Moana - tornare dal passato.

Laurea magistrale, addio

univda_assemblea_psicologia.jpgRicevo, da studenti e parenti, delle mail sulla Facoltà di Psicologia di Aosta con particolare riferimento alla scelta di sopprimere, nella comunque nefasta e ambigua logica universitaria italiana dei corsi di laurea "3+2", la laurea magistrale, cioè gli ultimi due anni. Si trattava dell'unico caso di corso completo esistente all'Università della Valle d'Aosta.
Conosco bene il "tema Università", visto che alla fine degli anni Novanta sono stato l'autore materiale dell'emendamento che ne ha comportato la nascita e poi, nel ruolo di Presidente dell'Università coincidente con quello di Presidente della Regione, ho seguito per un certo periodo - abbastanza cruciale nel rapporto con Roma - gli esiti e sviluppi del nostro Ateneo, compreso l'accordo della "Testafochi".
Che questi ultimi due anni di Psicologia scricchiolassero non è un mistero: per anni si è guardato al numero d'iscritti con grande apprensione. Ora la scelta draconiana che conosco per quello che ho letto, specie nelle decisioni assunte dal Consiglio dell'Università ma anche dal Senato Accademico, e non sono informato sui particolari più minuti che hanno originato la decisione.
Ed è quanto ho risposto a chi mi ha scritto, segnalando che non so se e come l'iter che ha preceduto questa "ghigliottina" sia stato accompagnato da confronti e incontri.

Una lettera al Papa?

benedetto_xvi_aosta_2.jpgMi auguro che la storia della lettera al Papa di Piero Marrazzo, già presidente del Lazio, sia una "bufala". Sarebbe una lettera di richiesta di perdono per i fatti incresciosi in cui è stato coinvolto.
Avevo espresso sul sito la mia simpatia umana per Marrazzo, ma ora - se la lettera fosse vera, come temo - sarei allibito. Ognuno scrive a chi vuole, per carità, ma la vera lettera di scuse doveva in primis essere indirizzata ai cittadini del Lazio. Sniffare cocaina e fare i festini con i trans è ingiustificabile per un uomo delle istituzioni e vadano a farsi benedire i richiami allla privacy, quando certi atteggiamenti o frequentazioni sono e restano
deprecabili per chi, in pubblico, fa poi il "santerellino".
Ciò vale per questo e altri casi: il comportamento pubblico e privato devono avere sintonia e il richiamo alla morale in politica non dovrebbe essere un calpestabile divertissement.

Una "rete" obsoleta

aosta_telecom_scatole.jpgQualche tempo fa ho avuto un guasto al telefono di casa. Quando è arrivato il tecnico "Telecom" dal Canavese non conosceva l'ubicazione esatta degli "armadi" di Saint-Vincent da cui dipendeva la mia utenza, ma sul momento si era informato da un collega... in pensione.
Vagando con lui alla ricerca dell'"armadio", poi rinvenuto, non solo ho avuto modo di vedere la situazione penosa della manutenzione (con cavi a cielo aperto con buona pace della privacy), ma - informandomi successivamente - ho avuto conferma di come la privatizzazione "Telecom" abbia causato riduzioni incredibili proprio alle manutenzioni e agli investimenti su di un'infrastruttura ormai in molte zone obsoleta. Come montare delle gomme fiammanti su un macinino...
Ci pensavo in questi giorni quando, ridendo e scherzando, è stato stoppato quel piano vastissimo di investimenti sull'infrastruttura delle telecomunicazioni in tutta Italia (ed immagino anche in Valle), indispensabile per dare respiro alla "banda larga", sapendo che ormai in Italia "naviga" grossomodo una metà della popolazione con prevalenza di uomini, di giovani e di persone istruite.
Da questo punto di vista che i privati (Benetton), principali azionisti "Telecom", se ne vogliano disfare, offre con chiarezza il senso di una privatizzazione mal riuscita.

Copyright © 2008-2010 Luciano Caveri