April 2010

Caleidoscopio 4 maggio

I dirigenti degli alpini valdostani in sfilataLa 33esima puntata di "Caleidoscopio", martedì 4 maggio, dopo le 12.30 su "Radio1" negli spazi di "RaiVdA", inizia con il racconto del presidente regionale degli alpini, Remo Gobetto, sull'imminente partecipazione valdostana all'adunata nazionale degli alpini  a Bergamo. Inutile ribadire che ogni sezione dell'ANA Valle d'Aosta sarà presente all'appuntamento, anche se la fine della leva obbligatoria rende l'età media sempre più elevata!
Sarà invece il Soprintendente ai Beni culturali, Roberto Domaine, a parlarci dei castelli, della loro messa in rete e futura valorizzazione con qualche spiegazione in anteprima su di un tema cruciale per il turismo, che ha nell'offerta culturale una grande chance.
Infine con Luisa Vuillermoz, direttrice della "Fondazione Grand-Paradis", ci occuperemo del turismo naturalistico nell'area del Parco nazionale più antico in Italia e dello sforzo che bisogna continuare a fare per presentare questo nostro "gioiello" (a proposito, felicitazioni ad Italo Cerise nominato Commissario straordinario del Parco: finalmente un valdostano!).
Christian Diémoz, infine, si occuperà del libro di Patrizio Vichi, "Dalla morte civile all'oblio".
Dopo questa puntata, per due settimane "Caleidoscopio", cederà il suo spazio alle tribune elettorali per le elezioni comunali.

Brunetta "batte" la Valle d'Aosta

Renato Brunetta title=Nel gennaio del 2009 fui relatore della legge regionale nota come "Brunettina", perché adattava le disposizioni del "decreto Brunetta" alla Valle d'Aosta, bocciata ora sonoramente dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità.
Dicevo allora in aula: «a dispetto dei pochi articoli del disegno di legge, siamo di fronte a materie assai sensibili per l'opinione pubblica, come quella dell'assenteismo e del collocamento a riposo nel comparto pubblico. Per questo la Commissione competente ha dedicato molto tempo al provvedimento e effettuato i necessari approfondimenti, fra l'altro con apposite audizioni con il presidente della Regione e con le organizzazione sindacali. (...) Di fronte ad alcuni aspetti relativi alle disposizioni in materia di assenza per malattia e per il collocamento a riposo dei dipendenti, compresa la possibilità di differirlo nel tempo la Giunta regionale ha ritenuto di esercitare le competenze statutarie della nostra Regione autonoma».
Così "saltava" l'obbligatorietà della visita fiscale sin dal primo giorno, che rimaneva facoltativa, mentre il controllo era sempre disposto quando l'assenza fosse continuativa per almeno dieci giorni. Erano poi state modificate le fasce orarie in cui il dipendente doveva restare a casa, meno stringenti del "decreto Brunetta", così come i tagli del trattamento economico, che a livello nazionale investivano i primi dieci giorni, mentre in Valle d'Aosta si limitavano ai primi cinque, così come erano stati differenziati i periodi per godere di prepensionamento.
In Commissione e in aula avevo ammonito sui rischi che, leggendo la giurisprudenza in materia della Corte Costituzionale, la Consulta ci desse torto su ricorso del Governo Berlusconi.
Ed è quanto purtroppo è avvenuto e come autonomista non ne sono certamente lieto sia per la durezza delle motivazioni sia perché, come avevo detto di temere, aver innescato i motivi per giungere a questa sentenza ora ci rende più deboli e rende più forte il centralismo del Ministro Renato Brunetta, che non a caso gongola per la sentenza.

Gli alpini a Bergamo

Gli alpini valdostani durante l'ultima adunataGli alpini valdostani si preparano per l'adunata nazionale di Bergamo. Ogni sezione si è organizzata in proprio, ma poi la sfilata del 9 maggio (in diretta su "RaiTre" domenica mattina) vedrà gli alpini rossoneri sfilare tutti assieme ed è sempre un bello spettacolo e immagino che il prossimo anno a Torino faranno scintille.
Quest'anno c'è un tema che andrebbe ricordato per il suo aspetto simbolico. Sessant'anni fa alpini e chasseurs alpins furono purtroppo avversari sulle nostre montagne a causa della "pugnalata alla schiena" di Benito Mussolini alla Francia che iniziò il 10 giugno del 1940 (quel giorno potrete vedere su "RaiVdA" un bel programma in proposito).
Ora, grazie all'integrazione europea che ha allontanato la guerra dal nostro Continente, nascerà la brigata italo-francese: cinquemila uomini delle due truppe alpine con sede a Torino e a Vars, avendo come modello una già esistente brigata franco-tedesca. Dimostrazione di come queste truppe specializzate abbiano un ruolo crescente nelle azioni internazionali, essendo la guerra in gran parte combattuta nel mondo in zone montane.
Sarebbe interessante sapere se la nostra Università della montagna, la prestigiosa "Scuola Militare Alpina" (così continuerò a chiamarla), sapendo che le caserme verranno rinnovate nell'ambito dell'accordo con la Regione sulla "Testafochi" e lo sarà anche l'eliporto di Pollein, avrà, come dovrebbe avere, un qualche ruolo formativo.
Sarebbe doveroso ed anche intelligente per i terreni addestrativi e il personale qualificato che la Valle offre.

Ciao, Cesco...

Francesco FelesiniPer fortuna in un blog personale c'è spazio anche per piangere gli amici e non solo le persone "famose", sapendo quanto nella vita di ciascuno di noi - nella ragnatela dei rapporti umani - ci siano persone con cui passi tanto tempo e si cementa un'amicizia.
Ricco di umanità, di simpatia, di verve Francesco "Cesco" Felesini di Issogne era un caposaldo del garage della Regione, dove era autista apprezzato da parecchi anni e lo era stato anche negli anni di mia attività da amministratore regionale.
Con i suoi baffi e il pizzo da moschettiere alla D'Artagnan era anche un caposaldo del "Coro Verrès" e se devo immaginarmelo in marcia verso il cielo lo immagino sorridente con la camicia verde della sua corale non alla guida di un'auto, ma a cavalcioni della sua moto, mentre intona con il suo vocione da basso uno dei brani del compianto Pino Cerutti, suo Maestro per molti anni, con cui canterà in Paradiso.

E se fosse ora di dire «basta»?

La cronaca riporta episodi del genere di tanto in tanto. Il più recente è avvenuto in occasione dell'arresto di un boss mafioso a Reggio Calabria. Folla plaudente fuori della Questura: peccato che applaudisse il mafioso e non i poliziotti.
A chiunque sia capitato, come a me, di parlare con magistrati antimafia, che confermano questo copione ripetuto all'infinito con "popolo" plaudente per il "cattivo" e le Forze dell'ordine aggredite mentre eseguono arresti di malviventi, vien da chiedersi se non sia ora davvero di dire «basta».
In occasione del 150 anni di Unità d'Italia sarebbe saggio porsi qualche interrogativo riguardante il tasso di legalità e il livello civico di una parte della popolazioni del Sud.
Senza fare di ogni un'erba un fascio e pensando alle fatiche e ai rischi quotidiani dei galantuomini, sarebbero ora di chiedere a chi non crede allo Stato e alle sue leggi quale dovrebbe essere l'alternativa.

Il record della coreana

Oh Eun-Sun durante la partenza per l'AnnapurnaLo stesso avvenimento, ma questo è un fatto notorio, può avere diverse valutazioni. La sudcoreana Oh Eun-Sun ha raggiunto la vetta dell'Annapurna ed è così diventata la prima donna a conquistare tutte le quattordici cime di oltre 8.000 metri nel mondo, scatenando di conseguenza una gioia patriottarda nel Paese d'origine e ciò non stupisce perché da sempre l'alpinismo solletica, a grandi e a piccoli livelli secondo le epoche, gli afflati nazionalistici.
L'alpinista sudtirolese Hans Kammerlander nel commentare il record ce l'ha con il fatto che la sudcoreana ha adoperato l'ossigeno per la scalata e così spiega: «scalare un ottomila con l'aiuto dell'ossigeno è come partecipare al "Giro d'Italia" in moto anzichè in bicicletta».
E' una vecchia questione su cui ho già espresso più volte il mio pensiero "fuori dal coro". Sono i medici, non le mie fantasie, ad aver registrato in alcuni scalatori degli 8.000 gravi danni cerebrali dovuti al mancato uso dell'ossigeno. Ed invece questo concetto eroico del mancato uso dell'ossigeno viene contrapposto, in una sorta di purismo dell'alpinismo, a chi invece sceglie di non rovinarsi la salute e usare l'ossigeno dove l'aria è rarefatta.
Chissà che prima o poi su questo tema si infranga il tabù e se ne parli con maggior chiarezza. Servirebbe anche a me per capire se questo è un mio "pallino" immotivato.

I leghisti a scuola

L'articolo su Le MondeHo visto in Parlamento i primi passi della Lega, quando nel 1987 mi trovai a condividere l'ufficio al Gruppo Misto con l'unico deputato, Giuseppe Leoni. Poi sono diventati Gruppo e ho frequentato tutti gli esponenti di spicco, la gran parte dei quali oggi ai vertici del movimento e non a caso venni invitato a loro congressi. Ricordo con simpatia il rapporto di amicizia con Gianfranco Miglio nella Bicamerale per le Riforme o certe azioni politiche con loro Ministri, nel primo Governo Berlusconi, come "Bobo" Maroni, che era già all'Interno.
Leggo su "Le Monde" un articolo sulla formazione del collega Philippe Ridet, che scrive: "Au lendemain de ses victoires en Vénétie et dans le Piémont, la Ligue veut systématiser la recette de son succès: forte présence des militants sur le terrain et formation des cadres, comme le faisait autrefois le Parti communiste italien".
Il giornalista racconta dell'intervento di Stefano Bruno Galli "professeur d'histoire des doctrines politiques à l'université de Milan, devenu un "intellectuel organique" du parti" che racconta di Carlo Cattaneo "patriote et républicain du XIXe siècle opposé à l'Etat-nation; viennent ensuite les années 1930 et la notion de personnalisme portée par le mouvement Ordre nouveau animé par Denis de Rougemont et Alexandre Marc; puis la guerre et la résistance valdôtaine autour d'Emile Chanoux, ardent défenseur des minorités linguistiques du val d'Aoste. Surprise: voilà encore le Français Guy Héraud, spécialiste de minorités européennes et candidat à l'élection présidentielle de 1974, où il obtint 19 255 voix, soit 0,07% des suffrages au 1er tour. Arrive Umberto Bossi qui, un jour de 1969, rencontre un disciple d'Emile Chanoux... la boucle est alors bouclée".
Naturalmente la data giusta dell'incontro di Bossi con Bruno Salvadori è il 1979.
Ma resta da dire del fatto che, pur con queste premesse, l'impressione è che oggi - le vicende delle ultime Europee ne sono state un esempio - la Lega non abbia più quel feeling iniziale con l'UV. Vedremo i prossimi avvenimenti e certi passaggi, come federalismo fiscale e possibili riforme, saranno utili per capire.

Occhio allo spazio!

Stephen HawkingHo il ricordo di meravigliosi cieli stellati da noi in alta montagna oppure in isole tropicali. Così ci poniamo, insignificanti come siamo, di fronte all'immensità. Mi affascina l'idea di come nell'antichità questo cielo fosse vivo per chi l'osservava e aveva deciso - caratteritica della nostra umanità - di dare un nome a pianeti, a costellazioni, ai diversi pezzi distanti dell'Universo.
Da ragazzo leggevo libri, genere Peter Colosimo, che raccontavano - cacciando un sacco di balle - dei segni nel passato e nel presente del passaggio sulla Terra di alieni provenienti da altri mondi. Genere: gli egizi senza l'aiuto degli extraterrestri non avrebbero costruito le piramidi...
Io penso davvero che esistano altri esseri viventi intelligenti, chissà fatti come, ma non è da escludere che - in un'ovvia reciprocità - non saremo solo noi a vederli orrendi, ma anche loro lo penseranno di noi, con i nostri nasi, le nostre bocche, le dita, i nostri umori...
Il fisico inglese Stephen Hawking, che mostra la forza della nostra intelligenza anche quando è prigioniera - come capita a lui - di un corpo degradato lentamente dalla malattia, ci ammonisce di lasciar perdere gli alieni, perché un "incontro ravvicinato" potrebbe finire malissimo. come avvenne alle popolazioni indigene distrutte da noi occidentali e non a caso lo scienziato inglese cita le Americhe dopo la scoperta di Cristoforo Colombo.
insomma, se un disco volante vi atterra in giardino, conviene far finta di niente ed evitare la tentazione di offrire un caffè all'equipaggio.

I "nuovi" elettori

Le indicazioni per i seggiLe profonde modificazioni della società valdostana nel tempo sono derivate anche dalle ondate migratorie provenienti da fuori Valle. Accanto ai grandi movimenti ben noti, come l'immigrazione veneta e quella calabrese, ci sono poi - in ogni singolo paese - delle storie proprie. Penso in Bassa Valle alle famiglie dei cavatori di marmo arrivati dalla Toscana o, sempre in zona, ai bresciani o bergamaschi giunti per lavorare nelle miniere o nella siderurgia.
Oggi la nuova dimensione viene dallo stratificarsi di "nuovi" flussi anche in questo caso di tipo generale (marocchini, tunisini, albanesi) con nicchie specifiche come la comunità indiana che ha scelto Verrès per non dire delle diverse "colonie" di rumeni che sono ormai cittadini comunitari.
Il fenomeno - basta guardare i nuovi nati - è importante e fa da contraltare alla denatalità dei residenti "storici" che colpisce la Valle come tutto l'Occidente ricco.
In molti, ormai, hanno la cittadinanza e quindi hanno acquisito il diritto di voto e in certi casi - pensiamo nei Comuni minuscoli - le loro scelte inizieranno piano a piano a pesare sempre di più anche nelle competizioni elettorali e non caso, scorrendo le liste elettorali, si notano già candidati di queste nuove comunità che intendono partecipare alla gestione della cosa pubblica.
Il loro peso, come è successo in passato e succede ancora per gli eletti che hanno maggiori legami con la comunità calabrese, crescerà e d'altronde la chiave dell'integrazione passa anche attraverso la partecipazione democratica. L'importante è che tutto ciò avvenga con trasparenza e senza logiche da "capibastone" - il cui rischio venne denunciato da mio zio Severino alla fine degli anni Sessanta, beccandosi del razzista dai socialisti rampanti dell'epoca, che oggi hanno altre vesti - che importerebbero in Valle d'Aosta metodi di cui è bene fare a meno.

Una data che cambia

La corona deposta al monumento in piazza Chanoux ad AostaIl 25 aprile non sta mai fermo: come tutte le date simboliche finisce, a seconda del periodo in cui cade l'anniversario, per avere significativi diversi. Quel che ho notato è che l'oblio lento e inesorabile, che colpisce la celebrazione per lo spegnersi dei protagonisti per ovvie ragioni anagrafiche, si accompagna sempre più a distinguo grandi o piccoli sul fenomeno della Resistenza.
Capiamoci: una santificazione della lotta partigiana, un tentativo dei comunisti di fare di un movimento plurimo una sola bandiera (quella rossa), l'incapacità di capire le ragioni degli "altri" e cioè di chi come i giovani di Salò restarono fascisti in mano ai nazisti hanno creato delle crepe in cui chi non ha mai digerito i valori comuni dell'antifascismo si è infilato con destrezza nel nome di quel nuovo slogan che è la "pacificazione", che è poi per alcuni solo un violento revisionismo storico.
Allora, almeno in Valle d'Aosta, dove la Resistenza c'è stata e con caratteristiche assolutamente peculiari, con i suoi molti chiari e qualche scuro, sarebbe bene ricordare che senza l'antifascismo, compreso quello preresistenziale, la Regione autonoma non sarebbe mai nata e non oso pensare che cosa sarebbe stata oggi la nostra Valle se la storia avesse preso una strada diversa.
Ecco perché nel mio cuore oggi penso al 25 aprile e ai familiari e agli amici che la Resistenza l'hanno fatta e non ci sono più qui con me, fisicamente, ma ci sono per quello che mi hanno insegnato, compreso l'orrore per l'ipocrisia di alcuni che oggi si esibiranno nelle piazze con affermazioni zuccherose e vibranti, mentre poi nella loro vita e nella loro azione politica fanno esattamente il contrario.

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