May 2010

Un grave errore

Un momento dell'assalto alla naveChi mi conosce sa quale e quanta sia la mia ammirazione per Israele.
Non l'ho mai nascosto e provo orrore per chi, con diverse nuances, gioca - anche in Valle d'Aosta - nella squadra di coloro che vorrebbero far sparire questo Stato e il popolo ebraico dalla carta geografica. L'antisemitismo risorge dalle proprie ceneri e con motivazioni "nobili" che nascondono antiche e incredibili motivazioni.
Ma è un grave e ingiustificabile errore l'attacco, che ha causato parecchie vittime, dei militari d'élite israeliani ad una delle navi delle ONG (chiamarle tout court "pacifiste" è inesatto) che volevano rompere il blocco israeliano verso Gaza.
Un errore perché dei militari non possono uccidere dei civili, un errore perché le vicende "isolano" Israele, un errore perché i fatti danno solo fiato a terroristi islamici che ora - comicamente - rivendicano l'importanza delle norme di diritto internazionale di cui ovviamente se ne sbattono.

Guardare avanti

Sarà pur vero che qui, in questo mio spazio pubblico, annoto ricordi, aneddoti, nostalgie, speranze e molto altro ancora.
Ciò avviene con una cadenza rapida, quotidiana nel blog qui a fianco, mentre è settimanale nel "Calepin" che state leggendo.
Il passare degli anni è testimoniato con costanza sul sito, come se si trattasse di un armadio pieno di cose e i cui cassetti contenessero gli oggetti accumulatisi nel tempo.
Certo è che di quanto fatto, visto, goduto o sofferto bisogna farne tesoro.

Il mio intervento in Consiglio Valle sull'attività europea della Regione

Il sottoscritto durante l'assemblea del Consiglio Valle del 26 maggioIl mio intervento in Consiglio Valle durante la seduta europea del 26 maggio 2010 in apertura dell'esame del documento pluriennale di indirizzo sulle attività della Regione in campo europeo ed internazionale.


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Verso l'Annapurna

Abele Blanc durante l'ascensione all'EverestUna settimana fa - e nell'incalzare degli argomenti non ho potuto annotarlo sul blog - Abele Blanc e l'altro valdostano Marco Camandona, con altri due compagni di cordata, hanno raggiunto la vetta dell'Everest.
I nostri due alpinisti, pur di due generazioni diverse (Abele è del 1954, Marco del 1970), sono abituati a scalare assieme e quel che è curioso dell'alpinismo sta nel fatto di come personalità differenti possano creare un insieme efficace. Certo la loro forza comune sta in una grande tecnica e in un'evidente forza di carattere e nel dialogo che hanno imparato ad instaurare fra di loro.
Per la Valle d'Aosta poter contare su alpinisti di fama internazionale è nel solco di una lunga tradizione, ma non è un elemento per nulla scontato, specie se - come nel caso di entrambi - non ci troviamo di fronte ad imprese episodiche ma a curricula alpinistici impressionanti, resi "viventi" da una capacità comunicativa che è oggi indispensabile per chi compia queste scalate.
Ora ad Abele, per chiudere il cerchio degli Ottomila, manca solo la vetta dell'Annapurna, che certo inseguirà con la solita grinta e determinazione con quello strano mix fra tecnica alpinistica e afflato spirituale che oggi scolpisce la sua personalità.

Vulcano o non vulcano

Anche da altre parti ci sono problemi con il fumo nero...Un amico albergatore di La Thuile, a fine inverno, mi aveva fatto un'osservazione che non avevo mai sentito: «sulla stagione sciistica ha pesato l'incertezza del tempo. Sono state solo poco più di una quindicina le giornate di bel tempo».
Che l'inverno fosse stato una schifezza, lo si abbiamo visto tutti, come ora tutti vediamo gli "stop and go" di una bella stagione che non decolla.
Essendo il clima e la meteorologia uno dei capisaldi della socialità, annoto qui (per non parlare sempre di politica, che finisce per essere una scocciatura) una corrente di pensiero di cui ho letto che, senza spiegare il tempaccio dei mesi scorsi, scopre ora il capro espiatorio della primavera-estate: sarebbe lui, il vulcano islandese Eyjafjallajokull, con la sua cenere nei cieli.
E viene evocato sinistramente il 1816, un anno in cui non ci fu l'estate per l'eruzione del vulcano Tambora nell’isola di Sumbawa nelle allora Indie olandesi.
Speriamo che il riferimento sia una balla e il cielo spesso grigio con annessa pioggierellina una casualità, come l'inverno senza sole.

La verità andava detta prima

Un momento del Giro d'Italia sulle DolomitiHo letto e comparato le misure assunte dai diversi Stati europei di fronte alla crisi: è la conferma che stiamo vivendo un brutto quarto d'ora e che gli anni a venire saranno in salita come una tappa dolomitica del "Giro d'Italia".
Ho una buona esperienza nella lettura della Finanziaria dello Stato e quella regionale l'ho seguita passo a passo negli anni della Presidenza. I nostri dati non sono mai stati "taroccati" e ci tengo a dirlo e dunque riflettono esattamente la situazione, mentre ora emerge con chiarezza che i conti dello Stato non tornano in Italia e dunque lì i trucchi ci sono stati.
Ho vissuto in Parlamento la crisi economico-finanziaria all'inizio degli anni Novanta, che cementò un'amicizia con Giuliano Amato che allora era premier (prima era stato dal 1987 al 1989 Ministro del Tesoro) e mi permise di conoscere bene il suo successore Carlo Azeglio Ciampi con cui - in anni di Finanziarie dure - trattammo il fondo compensativo per il nostro bilancio regionale in seguito al venir meno dell'Iva da importazione dei Tir con l'abbattimento delle frontiere doganali. Soldi che, già con il federalismo fiscale, parevano essere nel mirino dell'attuale Governo.
Negli anni successivi ho continuato a seguire la ciclica necessità di austerità e di tagli - penso ad esempio all'adesione all'euro e ai sacrifici subiti - ma quando è cominciata questa crisi la storia che ci è stata raccontata oggi risulta non vera.
Sembrava che fosse una vicenda americana di mutui casa e speculazioni borsistiche e finanziarie e quando, come tuoni all'orizzonte, si è cominciato a parlare di finanza pubblica e dei suoi guai la linea governativa è stata dettata da Silvio Berlusconi: i conti sono in regola, tutto va bene, crepino i pessimisti. Oggi, invece, la manovra finanziaria mostra il contrario e anche la Valle ne patirà e il discorso berlusconiano «abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità» non è consolatorio, perché la verità andava detta per tempo.

Caleidoscopio 1 giugno

Marco Jaccond"Caleidoscopio", su "Radio1" dopo le 12.30, è giunto ormai alla puntata numero 35 e mancano dunque due appuntamenti prima della pausa estiva.
La trasmissione di martedì si aprirà con un'intervista al direttore del museo della montagna di Torino, Aldo Audisio, che racconterà - con la solita verve - storia e attuali attività del museo.
Seguirà un'intervista con Marco Jaccond, di cui è già stato recensito il libro sulla "Storia di uno zio d'America", e l'occasione sarà utile per scavare ulteriormente nella vicenda, che ha risvolti interessanti per l'emigrazione valdostana negli Stati Uniti.
Infine il racconto delle vicende che hanno portato l'imprenditore-inventore Paolo Bernardi della Valdigne all'Expo in corso a Shangai come rappresentante della Valle d'Aosta.
Sarà, come sempre, Christian Diémoz a presentare il libro per bambini di Roger Sarteur, intitolato "Caccia al tesoro con Sam".
Buon ascolto!

Prefetto e Provincia

Luigi Einaudi"Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro. Né in ltalia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono".
Così iniziava il celebre articolo "Via il Prefetto!" scritto da Luigi Einaudi nel 1944, epoca in cui, in Svizzera, in esilio, conobbe mio zio Séverin di cui divenne amico e ciò si dimostrò utile per la nostra Valle, unica Regione a non avere il Prefetto come sopravvivenza di quel pensiero di rinnovamento dello Stato e unica realtà in cui la libertà coincise con la soppressione proprio della Provincia.
Questo è lo stesso articolo, imbevuto di speranze federaliste, in cui Einaudi, che credeva in un'Italia federale e su base regionale, definiva la Provincia "ente artificioso, antistorico e anti-economico". Una citazione classica per chi vuole l'abolizione delle Province, apparsa in una versione minimalista (sparivano alla fine solo una decina di piccole Province) nelle prime bozze della terribile Finanziaria e poi sparita in tutta fretta.
Pare che la Lega abbia posto un veto e la Lega è la stessa che, per bocca del Ministro dell'Interno Roberto Maroni, ha esaltato più volte la figura del Prefetto.
Sans commentaire.

Sarò un illuso?

Interesse nei risultati elettoraliGuardare i dati elettorali è interessante ma non esaurisce i dati di approccio nei confronti della delicatezza dei meccanismi democratici e dei molti argomenti che attraversano il suffragio universale e le scelte operate dai cittadini.
E' un tema antico e molto discusso, che muta continuamente perché le stesse regole elettorali agiscono in modi diversi in un contesto sociale sempre mutevole. Il caso esemplare è la possibilità di frazionare in molti e diversi comportamenti la scelta astensionistica in un range che va dal disinteresse totale alla protesta civica.
Ma quel che più mi ha sempre colpito è che mentre la politica discute e si infervora, fra problemi istituzionali e cadute di stile da pollaio, esiste una vasta parte di opinione pubblica che vive in una sorta di analfabetismo istituzionale. Non parlo di questione complicate, come può essere l'architettura dell'Unione europea che è così difficile da prestarsi a gaffes anche per i più accorti, ma di logiche terra a terra ad esempio su quella democrazia comunale che per la sua vicinanza dovrebbe consentire di avere con facilità l'"abbiccì". Invece così non è e non è una considerazione classista, colpendo come una sorta di amnesia cittadini di diversa cultura o estrazione.
D'altra parte la democrazia è un giocattolino delicato che presupporrebbe una cittadinanza consapevole, ma sta proprio nella democrazia la possibilità stessa di essere spettatori distratti, sempre che la quantità  dei disinteressati non sia così elevata da compromettere quella logica di partecipazione che dovrebbe essere una delle forze dei sistemi politici più avanzati.
O forse sono solo un illuso.

La Finanziaria "monstre"

Silvio Berlusconi e Giulio TremontiLa lettura delle diverse bozze in circolazione della "Finanziaria monstre" conferma la logica "lacrime e sangue".
Lo spostamento fra approvazione ieri del testo al Consiglio dei Ministri e sua presentazione oggi in conferenza stampa segnala che si sta lavorando ancora sul testo definitivo e esiste un imbarazzo di Silvio Berlusconi perdente rispetto al suo Ministro "rigorista" Giulio Tremonti.
Il federalismo fiscale è seppellito da tagli terrificanti a Regioni ed Enti locali, che riverseranno questi tagli sui cittadini, facendo la figura dei cattivi al posto del Governo.
La mia generazione, dopo anni di pensionamenti allegri per persone troppo giovani, si trova con finestre sempre più strette per andare in pensione. Meglio sarebbe stato prendere coraggio e fare chiarezza spostando una volta per tutte l'età pensionabile, evitando lo stillicidio e la miriade di tagli e taglietti.
Dell'ottimismo berlusconaniano restano solo le ceneri.

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