Il Consiglio Valle ha tenuto, giovedì 21 maggio, la propria sessione comunitaria, occasione per fare il punto sulla politica europea. Io sono membro del "Comitato delle Regioni" ed ho parlato per la maggioranza.
In tempi di crisi l'integrazione europea oscilla fra la necessità di fare fronte comune per evitare il peggio e la tentazione di ogni Paese di farsi i fatti propri.
Il compromesso fra due posizioni così distanti è un equilibrismo quasi impossibile, che crea – come il celebre "asino di Buridano", indeciso fra il bere e il mangiare e morto, infine, di fame – una situazione di paralisi, quando invece l'azione rapida risulterebbe essere decisiva.
Ci riflettevo in partenza per Bruxelles, dove – dopo una certa pausa consueta nel mese di gennaio – riprende a pieno ritmo il lavoro del Comitato delle Regioni di cui sono membro.
In assenza di un parlamentare europeo, è questo l’unico osservatorio politico di cui goda la Valle d’Aosta e cerco di farlo al meglio, malgrado ci sia chi cerca di mantenere piuttosto oscuro questo lavoro, come dimostrato dalla pletora di convegni locali su materie che tratto da anni, a cui regolarmente non sono invitato.
Ma, non avendo la sindrome della "conventio ad escludendum", cerco di svolgere con impegno la mia attività. Ho imparato che questo conta e non il lavorio di "chi rema contro" o dei "giullari di corte" a diversi livelli.
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