Il burqa, un orrore
In Francia si torna a discutere del burqa, quel paludamento che copre dalla testa ai piedi le donne che, consenzienti o no, subiscono questa "sparizione", precetto degli estremisti islamici, nella convinzione che nessuna parte del corpo femminile debba risultare visibile.
Nicolas Sarkozy aveva già espresso le sue preoccupazioni e il Senato francese sta conducendo un'inchiesta. Ora l'argomento è tornato ad essere vivace perché la Polizia francese segnala che, su sei milioni di musulmani in Francia, a portare il burqa sarebbero solo 367 donne. Cifra che, per la sua esiguità, ha lasciato tutti perplessi e forse cela storie di autentica reclusione.
Personalmente assecondo chi sostiene che, nel rispetto della libertà religiosa ma nel prevalente interesse dei diritti umani, il burqa vada vietato per legge in tutta Europa.
- luciano's blog
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Commenti
Il burqa...
credo che il problema non risieda solo nel modo di vestire, ma anche nel modo di vivere... magari si vieta il burqa, e ai nostri occhi è una buona cosa.
Poi però ci sono violenze e privazioni mentali (annichilimento della persona = donna...) che non vediamo.
Il problema è ben più difficile da "risolvere".
In effetti...
i diritti civili o meglio le pari opportunità o ancora i diritti delle donne non sono niente affatto posti in considerazione in larga parte dell'Islam ed esiste una radicata misogninia in molte religioni (e pure la cattolica non fa eccezioni, e questo è uno dei suoi anacronismi).
Il divieto del burqa finirebbe dunque per essere una goccia nel mare, ma dal profondo valore simbolico.
Potrebbe essere...
paragonato al bere vietato in Italia?
Mi spiego. Il precetto che vieterebbe il burqa, almeno in Italia, riposerebbe nelle leggi di Pubblica Sicurezza. Ma di gran lunga si allontanerebbe dal vero significato: il rispetto dell'individuo, della donna.
Quello che manca, ma non solo per questi due temi, è una vera campagna di investimento sociale. La convivenza non si deve imporre, si può, ma affiancata da un grande lavoro di "istruzioni per l'uso". Si impone a chi, con pervicacia, la impedisce.
Non basta dire: «tu sei a casa mia e fai quello che facciamo noi». Se spiego il perché, magari si capisce meglio. Anche perché, magari, ha imparato da piccolo che è giusto fare diversamente.
Non tutti quelli che praticano la mutilazione genitale femminile sono maniaci sadici: sono convinti che sia una cosa buona e giusta. E' cosa buona e giusta spiegare che è sbagliato l'atto.
Non pensiate che sia difficile: ho contezza di formazione sul territorio chadiano dove si sono raggiunti risultati insperati.
Abbiate pazienza, ma sono incline alla simmetria del permesso. Nel senso che io so quello che posso fare e, per simmetria, quello che non posso fare. Non voglio fare lo psicodramma del codice penale, civile... ma si potrebbe fare di più per spiegare chi siamo, la nostra storia e che società viviamo.
Il burqa alle ortiche, conquistato civilmente, è di gran lunga una conquista rispetto ad una norma coercitiva che non mette al riparo la donna "liberata".
Credo di averti...
già raccontato dell'Abbé Lavoyer che mi diceva «fate bene a costruire le moschee», ma «come mai a me a Beirut mi han bruciato la chiesa?!?».
A parte la reciprocità, resta il fatto che il nostro diritto pubblico non tollerare un misto con la religione!
Sì, ricordo il fatto...
come allora, mi viene da rispondere all'Abbé: «perché per loro è normale».
Da noi non lo è: vietiamo e spieghiamo il divieto.
Io sono per la legge e la sua applicazione, ma tanto quanto credo che sia utile la formazione.
DI fatto non si pratica l'educazione civica a scuola, di fatto ci lamentiamo che non c'è sentore di pacifica convivenza tra i giovani. Mica facile se non hai gli strumenti, se nessuno ti spiega che è sbagliato compiere un certo atto.
Non sono un buonista, anzi mi danno del "rigido", sono profondamente garantista, ma voglio capire e cercare una soluzione alla portata del buon senso.
Sempre più convinto...
che siamo dei "cacasotto", parole parole e poi la prendiamo sempre nello stesso posto.
La reciprocità di informazione e di spiegazione non mi pare sia il pezzo forte della tolleranza tanto sbandierata da certi Paesi che poi, qui, sanno bene quello che si può fare o non fare ma sanno anche con chi hanno a che fare, ed allora ci sguazzano.
L'errore è la tolleranza.
Io tollero una situazione perché mi turo il naso.
La convivenza per far crescere insieme una società è ben altro. Che ci sia poco impegno in qualsiasi direzione, Luigi, non lo nego e forse l'amministrazione ha paura di prendere in mano un vespaio. Ma la politica e la Legge sono le uniche strade per evitare altre buie stagioni.
Guarda Barack Obama: ha il cipiglio dei proclami durissimi e la mano tesa del dialogo. Ti pare poco?
Mi pare...
che siate ai due angoli opposti della stanza. penso che la soluzione, salomonicamente, stia nel mezzo.
Obama ha fatto scelte in questo senso: apertura al dialogo, certo, ma solo con chi dialoga.
Vero...
solo per il fatto che siamo qui a discuterne, mi sembra che la stanza non sia così grande, o perlomeno ha un tavolo in centro dove si è seduti.
Probabilmente...
mi sono spiegato male: si deve dialogare con chi vuole dialogare e fortunatamente ne conosco parecchi, ma con chi non accetta il minimo dialogo allora bisogna cambiare tono ed applicare le regole che esistono nel Paese che li ospita anche se in alcuni frangenti possono essere diverse da quelle in vigore nel loro Paese di origine.
Però a volte ci si nasconde dietro la scusa di "dialogo" per nascondere la propria incapacità, personale e legislativa, ad affrontare certi argomenti. Oramai in tutti i Paesi c'è una certa informazione e gli extracomunitari che vengono nel nostro Paese o comunque in Europa non sono così sprovveduti.
Ci sono diverse persone di cultura , anche fra di loro, che continuano a praticare cose che "sono normali" per la loro cultura, per cui c'è poco da spiegare. E visto che siamo in tema di spiegazioni, mi sai dare una giustificazione del fatto che i mostri luminari di magistrati mettono fuori un terrorista assassino confesso con 150 anni di galera e tre ergastoli da scontare?
Forse faremmo meglio a tacere perché di sicuro in altra parte del mondo una porcata così non accadeva.
La storia...
di Giusva Fioravanti lascia stupefatti. Sono e resto ferocemente contrario alla pena di morte.
Ma quando ti danno l'ergastolo per reati di terrorismo devi marcire in galera fino alla fine dei tuoi giorni.
Ergastolani...
La vicenda Fioravanti grida vendetta da qualunque parte la si guardi.
Mi permetto di segnalare che me ne sono occupato qui, sul mio blog.
Ho postato...
sull'argomento sollevato da Christian in questi termini:
"Qualche tempo fa canticchiavo amaramente parafrasando una canzoncina. Voi metteteci la melodia, più o meno faceva così: "Ohi, Mambro! Mambro Italiano!". Ho aspettato un po' prima di esprimermi. Questa mattina ho ascoltato Capezzone e poi Giusva Fioravanti.
Devo dire che tra i due ho preferito Fioravanti. Capezzone denso di retorica, avrei voluto vederlo a dire le stesse cose in piazza. Fioravanti, non se la prenderà, ma "fedele alla linea".
Ha affermato di aver fatto subire dei torti. D'istinto, odorando il suo tono di voce, ho pensato che si riferisse ai familiari delle varie vittime, non ai morti ammazzati. Probabilmente, ancora giustamente morti per la sua causa.
Qui c'è l'altro punto dolente. Un po' lo ha sviscerato Carlo Federico Grosso, sulla "Stampa", spiegando la procedura che regola il carcere a vita. Ecco, ma Giusva, mettendo da parte la bomba di Bologna, ne ha collezionati di ergastoli.
Non si è mai ravveduto, neanche la sua signora.
Sono un garantista e credo nello Stato, ma qui ci va davvero troppo impegno per capire queste dinamiche. Nel pacchetto sicurezza la definizione di "Nemico dello Stato", non esiste?
No? Peccato."
E poi...
leggi che un imprenditore che non ha pagato i contributi per due mesi adesso si fa quaranta giorni di carcere!!!
Siamo matti da legare. E' che mi sono sempre illuso che i magistrati fossero una categoria di luminari ma non ho mai pensato che fra loro ci sono anche una gran massa di raccomandati, di sfigati, di messi lì politicamente, per cui certe sentenze non sono da stupirsi.
Fanno solo male al cuore.
Per chiarezza...
va detto che il reato è configurato dalla legge, quindi la colpa è in primis del legislatore.