Le stagioni dell'autonomia
La ritualità, anno dopo anno a partire dal lontano 1948, del ricordo dello Statuto d'Autonomia non nasconde la realtà: ogni periodo storico influenza alcuni aspetti dei discorsi pubblici, pronunciati in questa occasione, che seguono gli avvenimenti contingenti che caratterizzano le diverse stagioni della nostra Autonomia speciale.
Oggi direi: il primo problema grosso all'orizzonte è il federalismo fiscale e la sua ricaduta sul nostro ordinamento finanziario; il secondo riguarda la necessità di sbloccare un numero ragionevole di norme di attuazione per "rafforzare" l'Autonomia; il terzo è far avanzare in Parlamento il principio dell'intesa per porre mano complessivamente alla modifica dello Statuto.
E poi: l'Autonomia speciale è forte se ci credono i valdostani, ricordando che il particolarismo linguistico è un aspetto importante; ci sono poi elementi che necessitano intese complessive, come si dice oggi "bipartisan"; è infine necessario far sistema con le altre speciali.
Ultimissima questione: bisogna imporre all'Italia e all'Unione europea un ruolo vero della Valle nella fase ascendente delle decisioni comunitarie che ci interessano, come lo status dei territori montani.
- luciano's blog
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Commenti
Il Leone...
deve tornare a farsi sentire. I silenzi e i ritardi non devono essere più tollerati. Altrimenti che Autonomia sarebbe? Imbrigliata, anzi, canalizzata verso obbiettivi dello Stato centrale.
E' ora che ci sia uno "scambio" tra le Istituzioni regionali e centrali vero e palpabile a tutti.
Non ci si può accorgere che l'autonomia viene logorata solo perchè al distributore di carburante non accettano più la "Carta Vallée".
La forza di questa Regione è fatta dalle persone che si prodigano per far sì che questa terra sia viva e d'esempio: pretendiamo che sia sempre così.
Caro Luciano e cari amici valdostani...
mi dispiace di dover finire il più delle volte a fare la parte dell'avvocato del diavolo ma mi vien difficile stare zitto quando si parla di argomenti che mi stanno a cuore. Portate pazienza.
Il 26 febbraio arriva e tutti tornano a parlare di autonomia e federalismo e più il tempo passa e più mi pare che negli anni si sia perso il senso di quelle lotte e di quei sacrifici.
Intanto, quel federalismo e quell'autonomia hanno perso il loro valore generale. La "Dichiarazione di Chivasso" era in realtà la "Dichiarazione dei diritti delle popolazioni alpine", non si fermava certo a Pont-Saint-Martin.
Libertà di lingua e di culto, per tutti, quale che fosse il culto, quale che fosse la lingua. Condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana. Tolleranza immensa che è rimasta nelle speranze di quei grandi certo più che nell' animo di noi autonomisti attuali.
Siamo federalisti che non vogliono il federalismo fiscale mentre loro parlavano di sviluppo economico armonico su base federale. Sospetto che anche il loro concetto di solidarietà fosse un po' diverso. Mi chiedo se non sarebbero stati disposti a cedere un po' del riparto fiscale pur di dare a tutte le regioni italiane la possibilità e la responsabilità di determinare il proprio futuro.
Non chiedevano privilegi, ma diritti e responsabilità. Volevano il diritto di parlare la propria lingua, non l'indennità di bilinguismo. Non ho mai potuto sopportare che possiamo chiedere soldi per ciò che reclamiamo essere la nostra identità...
L' istruzione e la cultura erano per loro la via verso lo sviluppo dell'individuo mentre noi invogliamo i giovani a lasciare gli studi dopo la terza media assumendoli alla forestale.
Questo 26 febbraio torniamo a quei valori. Torniamo a essere popolazione alpina in Europa, aiutando coloro che non hanno ancora tutto ciò che abbiamo ottenuto noi, magari anche sacrificando un po' del nostro, se per il bene di tutte le genti di montagna. Lavoriamo per riportare ingegno e laboriosità sopra i mille metri puntando a promuovere l'impresa e non il posto fisso in Regione. Togliamo i soldi alla macchina burocratica e battiamoci perché chi vuole creare aziende ed occupazione nei piccoli paesi abbia accesso al credito, non all'assistenza. Promuoviamo la ricerca di nuove forme di agricoltura redditizie, perché se si vuole salvaguardare il territorio non si può puntare solo sull'allevamento.
Questo 26 febbraio riprendiamoci un po' dell'orgoglio dei nostri padri. Si sono battuti perché avessimo la possibilità di realizzarci secondo la nostra indole e il nostro particolarismo non per usare certi valori solo per ottenere privilegi che in quanto tali non ci spettano.
La tua...
è una sana tensione ideale e come tale va rispettata e, ciascuno con le sue posizioni, condivisa.
Avendo dedicato a queste questioni molto della mia vita, resto ottimista, pur in certe tristi situazioni odierne.
Un unico punto non condivido: il federalismo fiscale come regolamentato quest'oggi non è federalismo, per cui è legittimo da parte nostra tener stretto l'attuale ordinamento fiscale, apportando le necessarie migliorie.
Quali sono...
i punti di questa riforma fiscale che credi vadano rivisti?
Qualche esempio...
Solo in Italia si legifera sul federalismo fiscale, che è una legge che verrà, essendo previsto un decreto delegato, ma si comincia abolendo l'Ici sulla prima casa, che può essere anche giusto, ma era l'unica imposta tipicamente comunale.
In secondo luogo: il federalismo fiscale, appunto. Di federalismo non c'è traccia, perché la fiscalità resterà solidamente centralizzata, mentre si ragiona solo sulla compartecipazione, il cui caposaldo si chiama "compensazione", vale a dire un sistema che usa il centro come luogo per ridiscutere, alla fine, i montanti per ciascuno degli attori - specie le Regioni - per cui, all'italiana, fatte le regole avanzano le deroghe.
Noi abbiamo da preoccuparci?
Io credo di sì per due ragioni: non sempre ci si rende conto che il nostro ordinamento finanziario alimenta oggi un sacco di funzioni e competenze in settore altrove finanziati dallo Stato ed evito di fare il solito elenco, essendo noto; in secondo luogo - "Dichiarazione di Chivasso" docet - la montagna costa di più nell'insieme dell'erogazione dei servizi e per gli handicap che pesando sulle imprese (tu hai citato l'agricoltura ma vale anche per gli altri settori) e questo dovrebbe essere calcolato.
Mi rendo conto che questa spiegazione è un bonsai rispetto ad un abete secolare, ma la logica del blog sta nella brevità espositiva.