Anche se c'è poco da ridere...
Basta con i formalismi! C'è una data di presentazione della dichiarazione dei redditi? Fatevene un baffo per finirla con lo Stato grassatore.
Vi capita di essere beccati a 1,5 con l'etilometro? Chiara violazione della libertà personale.
Vi trovano con una bomboletta di vernice a scrivere "Bambi ti amo" su un palazzo settecentesco? Invocate l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà d'informazione.
Le libertà, anzitutto: questo lo slogan vincente.
Anzi, per piacere al popolo dovete accompagnarvi con ninfette, combattere l'invecchiamento con la chirurgia plastica, ostentare lussi sibaritici, raccontare le barzellette ai Capi di Stato esteri.
La libertà vuol dire: basta intercettazioni telefoniche contro i magistrati talebani, considerare il Parlamento un ostacolo nella corsa, usare procedure straordinarie per le "grandi opere" per non perder tempo con gli appalti, commuoversi per la giovane in coma irreversibile («ha le mestruazioni!») e mettere lo spumante nel frigo dei prefabbricati dei terremotati.
Le prossime mosse consigliabili: un decreto legge per far vincere il campionato al Milan, un secondo per chiudere "Sky", un terzo per favorire Piersilvio nella successione.
Fortuna che la Svizzera è vicina.
- luciano's blog
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Commenti
Preoccupato...
questo è quello che sono. Perché non concepisco questa politica e la corrispondente vita di tutti i giorni.
Non continuo a scrivere perché potrei scadere nella retorica, soprattutto ringraziando chi non è "omologato" e fa resistenza.
Io ho cercato...
di fare lo spiritoso, ma devo dire che questa storia non mi piace affatto.
Ho vissuto alla Camera l'epoca delle raffiche di decreti, che incidentalmente non dovrebbero mai toccare la materia elettorale, e mi sono convinto di come questa "legislazione speciale" (che deve avere caratteristiche di straordinaria necessità e urgenza) vada usata con grande parsimonia.
Se ad aver sbagliato non fosse stato il PdL ma chiunque altro non ci sarebbe stato nessun decreto legge ma grandi risate e pernacchie della maggioranza. Questa vicenda conferma un uso spregiudicato della legislazione, che ormai supera addirittura la logica "ad personam".
Penso ogni tanto che a fronte a certe spregiudicatezze vi sarà qualche forma di reazione, oggi non sono più tanto sicuro e condivido con Roberto un'amarezza e una riflessione profonda sulla politica, cui ho dedicato gran parte della mia vita.
Vorrei tornare...
brevemente su alcuni aspetti tecnico-giuridici.
In effetti il ricorso alla Corte Costituzionale della Regione Lazio ci sta tutto: non solo per tutte le ragioni dette finora (riassumibili nel fatto che lo strumento del decreto legge non vale per le normative elettorali e in questo caso muta la sostanza della competizione a causa di una sorta di "sanatoria"), ma anche perché la materia elettorale, comprese le modalità di presentazione delle liste, sono oggi di sola competenza delle Regioni per le proprie elezioni.
Se le opposizioni avessero voluto proporre al Governo una soluzione equa, questa poteva consistere in una riunione urgente del Consiglio regionale del Lazio per una leggina regionale al posto di questa scorciatoia che cadrà sotto la mannaia del giudice costituzionale con esiti tutti da vedere sulla regolarità del voto.
Comunque oramai...
sia che le liste non vengano riammesse o il decreto sia dichiarato incostituzionale (finendo probabilmente poi per annullare il responso delle urne), sia che le liste siano ammesse grazie a questa forzatura di maggioranza, quello che resta è l'ennesima nefandezza targata Berlusconi. Che cos'è successo a noi italiani negli ultimi quindici anni, perché continuiamo a non reagire???
E c'è chi tra le file dell'UV vuole andare con questa destra???
Adieu raison, adieu chére liberté!