Il record della coreana
Lo stesso avvenimento, ma questo è un fatto notorio, può avere diverse valutazioni. La sudcoreana Oh Eun-Sun ha raggiunto la vetta dell'Annapurna ed è così diventata la prima donna a conquistare tutte le quattordici cime di oltre 8.000 metri nel mondo, scatenando di conseguenza una gioia patriottarda nel Paese d'origine e ciò non stupisce perché da sempre l'alpinismo solletica, a grandi e a piccoli livelli secondo le epoche, gli afflati nazionalistici.
L'alpinista sudtirolese Hans Kammerlander nel commentare il record ce l'ha con il fatto che la sudcoreana ha adoperato l'ossigeno per la scalata e così spiega: «scalare un ottomila con l'aiuto dell'ossigeno è come partecipare al "Giro d'Italia" in moto anzichè in bicicletta».
E' una vecchia questione su cui ho già espresso più volte il mio pensiero "fuori dal coro". Sono i medici, non le mie fantasie, ad aver registrato in alcuni scalatori degli 8.000 gravi danni cerebrali dovuti al mancato uso dell'ossigeno. Ed invece questo concetto eroico del mancato uso dell'ossigeno viene contrapposto, in una sorta di purismo dell'alpinismo, a chi invece sceglie di non rovinarsi la salute e usare l'ossigeno dove l'aria è rarefatta.
Chissà che prima o poi su questo tema si infranga il tabù e se ne parli con maggior chiarezza. Servirebbe anche a me per capire se questo è un mio "pallino" immotivato.
- luciano's blog
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Commenti
Non sapevo...
dei danni cerebrali e, soprattutto, non pensavo di conoscere così tanti alpinisti nella vita di tutti i giorni!
Capisco e in parte condivido...
la sua perplessità riguardo alla discutibile corrente puristica che pretende che la vera scalata degli 8.000 sia quella senza le bombole di ossigeno.
Ritengo però che chi scala gli 8.000, con o senza le bombole, rischia ben più che il solo cervello. Rischia la vita e quella di coloro che, in caso di problemi, devono andare a recuperare il malcapitato. Inoltre, le montagne non devono diventare una discarica, sono certo che le bombole che hanno aiutato la coreana a salire sono rimaste lassù ad eterna memoria di questa discutibile impresa.
Il cervello degli alpinisti, sia che abbiano usato bombole o no, tra cent'anni sarà decomposto. Le bombole di coloro che le hanno usate e abbandonate lungo il percorso, no.
Chi va su un 8.000, così come chi va a fare una scampagnata in media montagna, deve garantire di portarsi indietro la sua zozzura, senza lasciare nemmeno un fazzolettino in giro.
Altrimenti resti a casa.
Esiste...
infatti l'altro aspetto, oggetto di alcuni libri in questi anni, sull'eccessiva facilità con cui alcune spedizioni portano in cima ad alcuni 8.000 (quelli più facili alpinisticamente) persone che pagano profumatamente la salita.
In questo caso l'ossigeno permette a persone di salire montagne che non salirebbero mai ed è certo un aspetto negativo.
Sul degrado ambientale causato dalla spedizioni sono d'accordissimo.
L'etica...
nelle salite himalayane non esiste più da tempo, leggere i resoconti degli alpinisti è impressionante, io son più legato alla visione romantica che ai vari concatenamenti con elicotteri o record da skyrunning.
Dice bene Luciano: oggi gli 8.000 sono un affare turistico, con sfruttamento assurdo dei locali, che qualche soldo lo intascano, ma che perdono ogni identità, andare sull'Everest richiede solo un portafoglio a fisarmonica e molto fisico, nessuna conoscenza alpinistica è richiesta, ci pensano le corde fisse, le bombole e i porteurs... Un esempio: Manuela Di Centa grande atleta, ma "zero" in alpinismo, ha salito appunto l'Everest per pubblicità come sua prima montagna seria, prima nemmeno il Breithorn...
L'alpinismo è un'altra cosa...
Giusto, Filippo!
Grazie per il libro!