La crisi dei partiti
L'articolo 49 della Costituzione del 1948 è lapidario sui partiti: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale".
L'articolo è lo stesso da allora, ma i partiti sono cambiati in profondità e non c'è da stupirsi visto che - come dicevano i costituenti - a fare i partiti sono i cittadini e quanto siano cambiati gli italiani (ed i valdostani) negli ultimi sessant'anni è un'ovvietà valida per tutti i sistemi politici.
Certo negli ultimi vent'anni l'instabilità per i partiti - nati, morti, risorti, aggregati, disaggregati, scoppiati... - è la regola e mai come oggi sono diventate creature fragili, ombre delle organizzazioni di massa o delle élite culturali del passato a seconda dello spettro di declinazione della cosiddetta partitocrazia.
Questo vale anche per quel microcosmo che è la nostra Valle, dove il particolarismo del sistema dei partiti dovrebbe essere uno degli elementi della specialità. Non ci sarebbe niente di peggio di una normalizzazione "all'italiana" che riproponga qui scenari identici a quelli del Parlamento nazionale ed esiste il rischio identità pure per chi, come l'Union Valdôtaine, è sopravvissuta al crollo dei partiti tradizionali, specie se diventasse più "macchina elettorale" che movimento popolare. Eventualità che suonerebbero come una campana a morto per l'autonomia speciale, cioè un'autonomia - come dice la parola stessa... - fuori dall'ordinario.
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