Una leggina per il rafting
Chissà che fine ha fatto quel disegno di legge sul rafting e attività affini su cui avevo lavorato con gli addetti del settore quando ero assessore al turismo nel mix di responsabilità - che pareva una fotografia di questa attività - su sport e trasporti.
Mi ero convinto che la chiave per legiferare fosse la competenza regionale sul trasporto fluviale e la regolamentazione mi pareva necessaria perché l'attività era in crescita e una qual certa pericolosità - e l'arrivo massiccio di gruppi organizzati di francesi - necessitavano di poche ma chiare regole di comportamento, figure professionali adatte, standard di sicurezza e titoli per esercitare l'attività, resi certi dalla legge per evitare che "scappandoci il morto" ci si accorgesse delle carenze legislative.
Poi lasciai l'assessorato e non so in quale cassetto sia finita la proposta, cui ho ripensato ieri con l'incidente a lieto fine sulla Dora, che dimostra la necessità che il legislatore regionale se ne occupi non essendo certo sufficienti i pochi riferimenti rinvenibili nella legislazione vigente e neppure le norme derivanti da autodisciplina o dalle federazioni sportive.
- luciano's blog
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Commenti
Anni fa...
con un certa sufficienza, ho fatto rafting partendo da Courmayeur e devo dire che qualche spavento me lo sono preso. Ben venga una regolamentazione a tutela della sicurezza.
Non vedo...
come una leggina riesca ad evitare incidenti come questo, quando si va per fiumi bisogna stare attenti e ricordarsi che l'acqua è sempre ed enormemente più forte di noi.
Aver un giubbotto ed un casco a protezione è più che sufficiente a cavarsi d'impaccio quando si va su gommoni. Diverso sarebbe quando si scende in kayak dal momento che si è seduti ed il pozzetto è chiuso da un tendalino in neoprene, anche qua ci si sfila agevolmente all'occorrenza ed è solo con la pratica che si diventa un po' esperti e si ragiona in situazioni reali. Da ragazzino andavo in kayak una volta, dopo innumerevoli prove di eskimo (manovra per rigirarsi in posizione quando si va a testa sotto) fatte in piscina o in anse tranquille del fiume, mi trovai a dover fare la stessa manovra in corrente. Risultato, una botta della miseria su un sasso ed una bevuta fuori del normale oltre a dover acchiappare il kayak e pagaia che se ne stavano andando per i fatti loro.
A mio avviso tante leggi e leggine poco risolverebbero in situazioni come queste, ci vanno solo accompagnatori esperti, come ci sono da noi, e poi un po' di attenzione. Se avete voglia cercate informazioni sulle Gorges d'Ardeche e poi mi direte come i canoisti o i rafter vengono informati sul fiume.
Ciao e buone vacanze a tutti!
Le leggi...
fissano delle regole.
Tipo il codice della strada.
Ma allora...
già ci sono regole; chi arriva alle spalle di un'altra canoa deve prevedere di non entrare in collisione e manovrare avendo un margine di sicurezza, se quello avanti decide di scartare segnala con la pagaia o a voce se la distanza lo consente, eccetera.
Per il resto è molto al buon senso e capacità. Certo non si può pretendere che gente che non è mai salita su un gommone se la sappia cavare come un provetto, ma a coordinare il tutto ci sono degli istruttori-accompagnatori titolati.
Per il resto, siamo sempre a mollo in un fiume che ci tratta come bastoncini del ghiacciolo nella corrente di un ru.
Cambio discorso: chi è il genio che ha programmato di rifare la segnaletica orizzontale in piazza della Lupa stamane che c'è mercato e di conseguenza doppio casino?!?
Il rafting
non è la canoa. I lavori ad Aosta? Boh!
Scoperto...
è lo stesso che ha deciso di fare i lavori sulla ferrovia e quindi di fermare la circolazione ferroviaria, ad agosto, durante le ferie.
Un mito.