Contro uno scenario di guerra
Gli avvenimenti della Val di Susa segnano una grave impotenza dello Stato e anche della politica piemontese.
E' evidente a tutti che quanto sta avvenendo nella vallata nostra "gemella", a poca distanza in linea d'aria da noi, in un territorio e con una popolazione con molte similitudini e analogie, è frutto di incomprensioni e di mancanza di dialogo.
La mia posizione, favorevole alla linea ferroviaria, è nota ed è frutto di approfondimenti sulle prospettive del trasporto attraverso le Alpi. Gli svizzeri, con la fine della costruzione del traforo ferroviario del San Gottardo, saranno i primi a completare un disegno che mira a spostare su ferrovia una parte del traffico merci oggi su gomma. E' indubbio poi che l'asfittico sistema ferroviario italiano ha bisogno di collegamenti veloci con la rete europea.
Tuttavia, non posso nascondere ormai una certa tiepidezza, anche da parte mia, per un'opera che, per i ritardi non imputabili ai "no Tav" ma ai Governi italiani di tutti i colori, ha finito per essere in cronico ritardo e "cadere" in un'epoca di crisi economico-finanziaria in cui non sarà banale affrontare i costi impressionanti della nuova direttrice.
Penso, però, che "pacta sunt servanda" sia con la Francia che con l'Unione europea e gli accordi internazionali non sono carta straccia.
Questo non significa accettare gli avvenimenti in corso in Val di Susa, dove lo Stato mostra i muscoli con un impressionante spiegamento di Forze di polizia contrapposto ad una "strana alleanza" fra montanari pacifici e galantuomini e frange protestatarie di diversa fatta, compresi gruppi violenti con tecniche da guerriglia urbana che si sono inserite nella vicenda.
Bisognerebbe che questa bomba innescata, che rischia di durare anni in un crescendo di contrapposizioni, venisse disinnescata non con dei simulacri di confronto, ma con un'interlocuzione politica forte e onesta. Penso che solo Mario Monti che conosce sicuramente il dossier per i suoi trascorsi in Commissione europea possa convocare un tavolo e riavviare un dialogo serio sulle garanzie e le contropartite.
Con molotov, pietre, idranti, manganelli non si va da nessuna parte e si avvelena la vita degli uni e degli altri, creando uno scenario di guerra che addolora al solo pensiero.
- luciano's blog
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Commenti
Torno indietro nel tempo...
e rimango della mia idea.
Il Governo, sia centrale che regionale, ha peccato di comunicazione.
Il dialogo, ben fatto e preparato, mette intorno ad un tavolo le persone (che sono individui, con idee) e deve portare al confronto. Non c'è stato, ci si è trincerati dietro all'opera strategica, mettendo in essere un clima di guerra. Il rimando infelice è all'epoca dittatoriale, dove ci si imponeva con la forza.
Ora c'è una persona in fin di vita. Certo, non doveva arrampicarsi, ma la disperazione per una battaglia "persa" è spesso genitrice di gesti inconsulti.
Se il cantiere, ma prima ancora il progetto, della linea "Tav" non hanno nulla da nascondere perchè non offrono ai "no Tav" il ruolo istituzionale di Assistenti Contrari? Che possano, unti dal potere, fare le pulci su ogni colpo di benna?
Anche negli scenari di guerra internazionali (in fondo come questo) si cerca il dialogo con le parti, anche le peggiori.
Non mi si venga a dire che il dialogo è impossibile, ci sono state campagne stampa a supporto di disastri che hanno restituito una parvenza di buona fede.
Il problema è che nessuno, da entrambe le parti, si prende carico degli errori.
Posso solo, amaramente, pensare che non sia finita qui. E gli sviluppi, rimanendo ognuno nel proprio fortino, saranno deleteri.
Altro problema è la partecipazione politica di aprte, dando un colore ad una protesta che è territoriale, umana, ambientale. I politici dovrebbero agitare la loro bandiera di appartenenza per fermare questa vergogna e insuccesso sociale.
Cosa stiamo aspettando? Ah già: non porta consensi. Speriamo in un tecnico...