blog di luciano

Grande Luttazzi

Lelio Luttazzi con Maurizio Costanzo a Saint-VincentMi colpisce la morte di Lelio Luttazzi, il grande intrattenitore radiofonico triestino, familiare per tutti quelli della mia generazione. Ero un bambino quando ascoltavo sulla Rai l'"Hit Parade" che Luttazzi interpretava con verve e simpatia e soprattutto con uno stile assai personale, evitando scimmiottamenti anglofoni che hanno ammorbato molto della radio italiana.
Era un musicista e autore istrionico e ricordo, perché scolpita nella memoria, l'interpretazione magistrale de "El can de Trieste".
Nel 2007, come vedete nella foto, venne premiato con una "RadioGrolla", legata ad un fugace passaggio di Maurizio Costanzo al "Casino de La Vallée". In un mondo ormai irriconoscente e senza memoria, nel mondo dello spettacolo come dappertutto, ricordarsi di Luttazzi, pioniere della radio e grande dello swing, fu un bel gesto.

Guardare alla Catalogna

Un panorama di Siurana, nella CatalognaEra il 2006 quando la Catalogna adottò il nuovo Statuto d'Autonomia. In quel periodo anche da noi si discuteva su modalità e ampiezza di una eventuale riforma del nostro Statuto d'Autonomia attraverso lo strumento nuovo di una Convenzione. C'era chi allora predicava la scelta di uno Statuto di pochi articoli, tutto giocato su di un articolato breve e di principio, e chi – proprio riferendosi al modello catalano con un documento di 223 articoli! – auspicava che un nuovo Statuto dovesse essere esteso e minuzioso. Forse era possibile una terza via fra la secchezza e la verbosità. Poi da noi tutto si bloccò per la mancata modifica dell'articolo 116 della Costituzione, che deve fondare giuridicamente il legame pattizio fra noi e lo Stato, basato sul principio dell'intesa a tutela di ogni modifica statutaria da noi proposta.
Intanto, da ben cinque anni, si attendeva in Catalogna il pronunciamento del "Tribunal Constitucional" della Spagna. La sentenza è arrivata ed è pilatesca. I giudici costituzionali smontano, nel preambolo, la portata giuridica delle espressioni «Catalogna come nazione» e «la realtà nazionale della Catalogna». Da sempre si tollera l'espressione "nazionalità" ma il termine "Nazione" preoccupa. La sentenza sgonfia poi la "preferenza" per l'uso del catalano nella pubblica amministrazione, riportando così al bilinguismo catalano-spagnolo e viene poi parzialmente ridimensionato il ruolo della Catalogna nel settore della Giustizia e della Fiscalità.
E’ comprensibile che i catalani siano arrabbiati e che guardino più agli aspetti deludenti della sentenza che agli aspetti positivi che pure ci sono. La scelta pacifica che gli stessi catalani hanno fatto per le proprie aspirazioni identitarie è stata nel tempo difficile ma piena di responsabilità e ora spetterà a tutti la ricerca di una modalità per ridare piena dignità al nuovo Statuto d'autonomia.

Nessuno stupore

Un'istantanea di Enzo Massa dal sito ufficiale del Parco del Gran ParadisoChi si stupisce del disinteresse dello Stato verso il "suo" Parco del Gran Paradiso, assassinato dai tagli finanziari della manovra, dovrebbe studiare la storia del più vecchio Parco nazionale in Italia.
Questi tagli, in sostanza, seguono decenni di trasferimenti esangui con un progressivo peggioramento dagli anni Novanta, quando la retorica ambientalista portò al moltiplicarsi dei Parchi nazionali con i soliti favoritismi verso quelli del Sud, compresi quelli fasulli.
Per altro, se nel dopoguerra la nostra fragile autonomia speciale non si sarebbe potuta sobbarcare una regionalizzazione del Parco, già dagli anni Settanta questa invece sarebbe stata la svelta logica cui si contrapposero sia i partiti nazionali che la giurisprudenza della Corte costituzionale.
Ricordo discussioni feroci con chi, a destra come a sinistra, descriveva i montanari delle zone del Parco e gli amministratori regionali e comunali come degli speculatori grifagni pronti a cementificare le vallate del Gran Paradiso e fare strage di animali.
Peccato che ad uccidere il Parco sia l'asfissia conseguente ai mancati trasferimenti statali e chi pensa che la Regione autonoma paghi per una struttura che resta profondamente statalista, senza aver voce in capitolo, sbaglia di grosso.
"SOS Parco", dunque, passa attraverso la regionalizzazione, visto tra l'altro il modello vincente del Parco del Mont Avic.

La crisi dei partiti

Il manifesto con i partiti che hanno partecipato alle ultime elezioni amministrative ad AostaL'articolo 49 della Costituzione del 1948 è lapidario sui partiti: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale".
L'articolo è lo stesso da allora, ma i partiti sono cambiati in profondità e non c'è da stupirsi visto che - come dicevano i costituenti - a fare i partiti sono i cittadini e quanto siano cambiati gli italiani (ed i valdostani) negli ultimi sessant'anni è un'ovvietà valida per tutti i sistemi politici.
Certo negli ultimi vent'anni l'instabilità per i partiti - nati, morti, risorti, aggregati, disaggregati, scoppiati... - è la regola e mai come oggi sono diventate creature fragili, ombre delle organizzazioni di massa o delle élite culturali del passato a seconda dello spettro di declinazione della cosiddetta partitocrazia.
Questo vale anche per quel microcosmo che è la nostra Valle, dove il particolarismo del sistema dei partiti dovrebbe essere uno degli elementi della specialità. Non ci sarebbe niente di peggio di una normalizzazione "all'italiana" che riproponga qui scenari identici a quelli del Parlamento nazionale ed esiste il rischio identità pure per chi, come l'Union Valdôtaine, è sopravvissuta al crollo dei partiti tradizionali, specie se diventasse più "macchina elettorale" che movimento popolare. Eventualità che suonerebbero come una campana a morto per l'autonomia speciale, cioè un'autonomia - come dice la parola stessa... - fuori dall'ordinario.

«Ghe pensi mi»

Aldo Brancher e Silvio BerlusconiTorni e scopri - pensa la sorpresa! - che la politica italiana è in fibrillazione e tutti i quotidiani questa mattina parlano di «settimana decisiva» per le sorti del Governo Berlusconi, sapendo che il premier, dopo gli impegni internazionali, con spirito meneghino ha spiegato «Ghe pensi mi».
In realtà siamo di fronte all'ennesima crisi annunciata, ma la bomba inesplosa del "caso Brancher", con le dimissioni del Ministro «per grazia ricevuta», diventerà un petardo, visto che alla Camera non si voterà la mozione di sfiducia.
Per cui la navigazione a vista del Governo continuerà nell'imminenza soprattutto della bonaccia estiva, dopo l'imminente voto alla manovra finanziaria che continua ad essere giustamente avversata da Regioni e Comuni e le cui ricadute anche in Valle d'Aosta sortiranno dei bei dolori. Il disegno di legge sulle intercettazioni verrà spostato alla ripresa e anche questa è un'operazione necessaria di sminamento.
Forse l'unica sorpresa, alla fine, potrebbe venire dallo stesso Silvio Berlusconi e dai sondaggi che lui segue - immagino - con apprensione e che potrebbero convincerlo al "tutti a casa" per andare al voto.
Ma forse è fantapolitica.

Maledetto satellite

Un dromedario d'EgittoInternet c'era... volendo. Ma va precisato che la lentezza egiziana avrebbe smontato anche l'internauta più accanito. Per cui curare il sito è risultato, come annunciato, impossibile anche se vi avrei raccontato volentieri della barriera corallina incantevole e del dromedario pazzo.
Mentre i giornali seguivano pigramente l'andamento degli aerei, spiccavano i telegiornali dei canali "Rai" e "Mediaset" via satellite.
Roba da maledizione! Vedere da distante la politica italiana era un incubo che spingeva verso i canali con i cartoni animati in egiziano.
Per fortuna avevo fatto incetta di libri.
Comunque sia, il sito mi è mancato, ma la pausa è stata salutare...

Avviso agli "aficionados"...

In vacanza...Dalle prossime ore, per una settimana, sarò fuori Valle e non so se troverò una connessione per tener vivo il blog con qualcosa di sensato e non "precotto".
Per cui un mio eventuale silenzio è rispetto per i frequentatori.
A presto!

Un Ministero e i suoi animali...

Michela Vittoria BrambillaIl Ministro Michela Brambilla, rossa flamboyante ma dal colorito anemico, cui è stato affidato il risorto Ministero del Turismo (peccato che la materia sia di piena competenza regionale per dettato costituzionale) ha lanciato la campagna "animal friendly" con tanto di spot televisivo, perché i nostri "piccoli amici" possano essere accolti nelle strutture turistiche.
In un anno che si preannuncia durissimo in termini di presenze per il turismo in Italia e per gli italiani che rinunciano alle vacanze, la nobile e politicamente corretta campagna sugli animali appare quasi grottesca e lunare.
Per capire la differenza leggetevi questa notizia dalla Svizzera: "Le tourisme suisse a perdu du terrain dernièrement. Raison pour laquelle le Conseil fédéral a adopté une stratégie de croissance avec les acteurs de la branche. 
Le tourisme manque de fraîcheur, a relevé vendredi la présidente de la Confédération Doris Leuthard devant les médias. En 1950, la Suisse figurait parmi les cinq destinations touristiques les plus courues au monde. Malgré un fort potentiel, elle se situe aujourd'hui au 27e rang.
Et la branche, vulnérable aux variations de taux de change, va sans doute pâtir du renforcement du franc suite aux tensions actuelles en zone euro.
Les services de la ministre de l'économie, en collaboration avec les représentants de la branche, Hotelleriesuisse, GastroSuisse, la Fédération suisse du tourisme, ainsi que l'Union des transports publics ont élaboré une cure revitalisante"
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Da noi si fa un Ministero...

Un anno per Annecy

Uno scorcio di AnnecyEntra nel vivo la candidatura dell'Alta Savoia per le Olimpiadi invernali del 2018 con la città di Annecy, che aveva sconfitto Grenoble per la corsa alla candidatura francese.
«L'État vous soutient totalement dans la démarche que vous avez entreprise», così si è espresso ieri il Primo Ministro François Fillon, che ha ricevuto a Parigi gli eletti locali.
Le due località in competizione, selezionate dal "Cio", fanno tremare i polsi e dubitare sulle chances reali dei nostri vicini: anzitutto Monaco di Baviera in Germania e poi Pyeongchang in Corea del Sud, già candidata due volte ai Giochi.
Saranno i delegati "Cio" a designare la sede dei Giochi del 2018 nel meeting in programma a Durban, in Sudafrica, nel luglio del 2011 e dunque il conto alla rovescia sarà rapidissimo.
Nel dossier olimpico due le zone: Annecy stessa con la zona montuosa degli Aravis e Chamonix ed il Monte Bianco. Sarebbero perciò Olimpiadi davvero a due passi dalla Valle d'Aosta anche se non mi risulta che il Comitato organizzatore si sia fatto vivo con i valdostani, che non è un gran segno nella logica della cooperazione transfrontaliera.

Contro le speciali

Ugo Cappellacci, governatore della SardegnaMi fa piacere che il Consiglio Valle si sia espresso all'unanimità con un documento critico sull'impatto della manovra finanziaria sulla nostra Regione. Avere il consenso unanime è stato un esercizio di equilibrismo nella scrittura del documento e sono contento di aver contribuito al risultato.
Fuori d'equilibrismo, però, dovrebber apparire chiara la posta in gioco: lo Stato "scarica" sul sistema di democrazia locale la grande maggioranza della manovra; nel mirino - anche con le improvvide dichiarazioni del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti - ci sono le autonomie speciali, come rimarcato oggi sui giornali da un Presidente del centrodestra come il sardo Ugo Cappellacci con cui ho molto familiarizzato al "Comitato delle Regioni".
Senza tanti giri di parole o grandi distinguo, Cappellacci segnala come dietro la manovra e ancor peggio dietro il sedicente federalismo fiscale ci sia la voglia, neppur troppo celata, di spingere le autonomie speciali verso il basso e meno risorse significa alla fine meno autonomia.
Ho passato i migliori anni della mia vita a difendere l'autonomia speciale e questo degrado attuale mi indigna e mi preoccupa e la Valle dovrà fa sentire forte e chiara la sua voce.

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