Lettera a Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
ti scrivo sommessamente, immaginando sin da ora che non potrai essere sensibile alle mie richieste non essendo più da tempo un bambino. Ma ci provo lo stesso e, grazie alla posta elettronica, non spenderò neppure i soldi per i francobolli.
Confesso che da bambino mi facevano scrivere al "Bambin Gesù", ma questa antica abitudine sembra ormai essere desueta per non mischiare - immagino - il sacro e il profano. Da qui forse origina il fatto che l'albero ormai impazza, mentre il presepe - che pure è simbolo vero della Natalità cui è legato, come dice il nome stesso, il Natale - "perde quota" nelle dinamiche familiari.
Lo scrivo con vivo dispiacere e non vorrei apparire troppo conservatore nel dire che il presepe resta il presepe e lo scrive chi essendo nato a Natale ha sempre avuto la fortuna (la sfortuna per i regali) di vivere quel giorno in un modo quantomeno originale.
Sul tuo ruolo esatto io non discuto e ti porto il massimo rispetto, notando tra l'altro che sei diventato con il tempo un divo del cinema, avendoti dedicato tutti fior di pellicole che ci hanno consentito di penetrare nella tua sfera più intima.
Nella revisione critica di tutte le figure della tradizione, tipica della nostra epoca, so che qualcuno potrebbe avere da ridire su di te. Non parlo del look, che è così sgargiante da essere degno della società dell'immagine in cui viviamo. Mi riferisco a quel tuo essere un misto fra un grossista e uno spedizioniere e chissà se le fabbriche di giocattoli nel profondo Nord dove abiti sono a norma nella selva complicata di leggi antinfortunistiche e affini e se la contrattualistica applicata agli elfi sia a prova di ricorso presso la magistratura del lavoro.
Neppure so dire se gli animalisti abbiano da ridire o no sul lavoro straordinario cui sottoponi le tue povere nove renne, alcune delle quali - almeno prima delle norme del decreto Monti - erano forse già in età da pensione e ora dovranno trottare ancora chissà per quanti anni.
Capisco anche che, in epoca di "stili di vita", la tua taglia robusta possa essere criticata per un disordine alimentare che non ti assicura la necessaria snellezza e chissà da quanto tempo non fai le analisi. E anche la tua risatona, forse, non è politicamente corretta e il fatto di essere in parte creatura della "Coca Cola" ti pone nell'imbarazzante situazione di essere all'evidente soldo di una multinazionale.
Peraltro, sempre in tema di politicamente corretto, il fatto di farsi sedere i bambini sulle gambe potrebbe portare qualche guaio e lo stesso potrebbe accaderti per l'evidente "do ut des" cui obblighi i bambini fra l'"essere buono" e l'ottenimento in cambio dei regali.
Ma sono minuzie o forse malizie, chissà... io da parte mia vorrei una cosa piuttosto semplice, di cui la mia testa è imbevuta sin dalla più tenera infanzia. Si tratta di una "bacchetta magica". In fondo l'oggetto, con qualunque legno venga fatto, è piuttosto semplice, almeno per l'hardware, mentre mi rendo conto che il software è un pochino più complicato.
Ma vivendo tu in un mondo magico multiforme e non credo che dovresti avere troppi problemi a trovarmene una. Sull'uso ti garantisco sobrietà e saggezza.
Grato se vorrai prendere in considerazione questa mia richiesta, ti saluto con viva cordialità e, comunque vada, biscotti, latte e camino spento nella notte fra 24 e 25 dicembre sono garantiti.
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