Il Monti che verrà

Ho già raccontato che a Bruxelles, nel perimetro ristretto delle Istituzioni europee, che è come un grande villaggio, mi era capitato - all'epoca della mia esperienza di parlamentare europeo - di incontrare Mario Monti.
Il professore era il maître à penser della concorrenza non solo perché questa era la sua materia come Commissario, ma perché queste regole avevano in lui un difensore convinto e rigido.
Questa era la sua fama: un uomo intransigente, politicamente un "moderato" o - la definizione è meno usata in Italia dove la destra è una galassia vastissima - un "conservatore".

Per cui, detto con franchezza, ha fatto tenerezza una certa sinistra italiana che si era entusiasticamente impossessata di Monti per poi, mese dopo mese, scoprire che - specie con le forbici in mano per i tagli - non hanno certo in lui un alleato delle politiche sociali.
E così anche a destra, dove Silvio Berlusconi domina ancora la scena, pensando che nessuno meglio di Berlusconi può rappresentare il futuro e non per colpa sua... Il Cavaliere deve aver pensato di poter "indirizzare" il professore, sottostimando due cose. La prima e che ha il suo caratterino (lo si è visto con la bacchettata di queste ore al presidente di "Confindustria") e non è tipo da essere eterodiretto, la seconda è che la politica è come una malattia e Monti l'ha presa secca. Così ogni giorno la scelta di non candidarsi nel 2013 - regola aurea del "primo" Monti - ha lasciato posto a un possibilismo che è già una voglia.
Personalmente credo che Monti farebbe male a scendere sul terreno elettorale. Basta fare un piccolo sondaggio fra i propri conoscenti per averne conferma. Io ero in mezzo ad una vasta platea quando il professore è stato ripreso in tribuna durante l'inizio di Italia-Spagna agli Europei e i fischi e gli ululati sono letteralmente esplosi.
Ma in fondo questo conta poco. In quest'Italia con le toppe sul sedere, che arranca nelle ultime file per evitare il peggio, oggi - in vista delle politiche della primavera del 2013 - ci si agita per il futuro sistema elettorale. Quella schifezza del "Porcellum", che è servita a tutti i partiti per mettere in Parlamento chi i partiti hanno voluto, non ha più paternità e ognuno si gingilla sui meccanismi elettorali più disparati.
Sono d'accordo che la nuova legge, che pure non investe la Valle che ha il "suo" sistema uninominale, è essenziale per evitare situazioni "di blocco". Ma va ricordato che in questa Legislatura Berlusconi con questa sistema aveva una ampia maggioranza, che si è egualmente sfaldata.
Per dire che non è solo una questione di contenitore ma anche di contenuti.

Commenti

Il Governo Monti...

rappresentava una sorta di "speranza", dopo le macerie lasciate da quasi vent'anni di "berlusconismo" il quale, ha contribuito a ridurre sul lastrico un sistema fondato sull'equilibrio parlamentare detto "bicameralismo perfetto".
Contribuito e non la fonte principale dello sfascio, questo è bene ricordarlo, i governi sotto forma "pentapartita" ovvero: Dc, Psi Pri, Pli, Psdi, esecutivi che, si susseguivano a distanza di mesi non hanno di certo giovato alla solidità del "sistema Italia".
La partenza dell'esecutivo Monti è stata carica di ottimismo, la politica che fa un passo indietro, dei tecnici di primo piano, una tregua, un salvagente per una situazione - innanzitutto economica - che iniziava a mettere i brividi.
Poi, con l'andare del tempo si è capito che il Governo era, ed è "imbrigliato" da uno dei grandi mali italiani, ovvero, i poteri forti che, agiscono nell'ombra e scandiscono l'agenda della grande maggioranza dei governi della Repubblica.
Ora, c'è da sperare che, con la scadenza elettorale del 2013, vi sia un ritorno alla normalità, previa riforma della legge elettorale, un governo politico, stabile, che abbia durata per l'intera legislatura, l'avvio di una riforma della seconda parte della Costituzione, riforma e non stravolgimento. Sono queste, a mio avviso le strade che un paese che vuole essere "normale" deve e dovrà seguire per non perdere credibilità. Tutto questo, senza tralasciare, isolare e cercare di annientare le autonomie locali, le comunità alpine, portatrici di aria fresca nei torbidi palazzi della politica.

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