Cogne, dieci anni fa

Sono passati dieci anni dal "delitto di Cogne", il caso di cronaca nera che, a dispetto alla fine di una certa banalità, fu allora e per molto tempo un clamoroso caso nazionale.
Ciò avvenne per l'incredibile pressione mediatica, che fece montare la vicenda al di là di ogni ragionevolezza con un danno di immagine per Cogne e la Valle, associati al delitto ed a quel clima "noir" che venne creato ad arte per "pompare" la storia.

L "effetto Concordia"

Il naufragio della "Costa Concordia" è stato letto, anche in queste mie pagine, come una metafora dell'Italia.
Una nave da crociera che si schianta contro gli scogli assume, infatti, una valenza esemplare di questa navigazione agitata della nostra vita quotidiana in un'Italia in cui il disagio cresce e decresce il senso del dovere.
E questo ormai prescinde dalle posizioni politiche di appartenenza. Forse più che i "professori" bisognerebbe appellarsi ai "galantuomini" (vale anche al femminile!) di ogni schieramento politico. Lo dico avendo conosciuto, appunto a qualunque latitudine politica, persone che hanno un senso morale profondo e che affrontano i problemi con cognizione di causa e per il bene comune.

Il futuro della Lega

Ho già raccontato più volte del mio rapporto personale con la Lega, di cui conosco - per "colleganza" politica - i maggiori esponenti, cominciando dal leader Umberto Bossi.
E' stata un'esperienza interessante assistere alla nascita e allo sviluppo di questo movimento politico, che ha oggettivamente rotto gli equilibri assestati della partitocrazia italia, creando un grande partito territoriale al Nord.
Sulla loro genuità e voglia di fare posso essere buon testimone, avendo anche partecipato - nei primi anni - a congressi e incontri del partito dal quale emergeva una sincera adesione ai principi federalisti.
La scelta berlusconiana, intervallata da una rottura violenta, ha cambiato profondamente la Lega che da partito di lotta si è trovato partito di Governo, attratto da quelle logiche romane da cui un buon autonomista non si deve mai fare risucchiare.

L'asse con il Tirolo del Sud (Südtirol)

Ho sempre seguito con attenzione l'evolversi della situazione politica nel Tirolo del Sud. Non a caso dopo l’annessione all’Italia, avvenuta come "bottino di guerra" della Prima guerra mondiale, anche gli autonomisti valdostani dell’epoca ebbero consapevolezza che, pur nelle diversità, un "fil rouge" avrebbe legato noi e loro all’interno dello Stato italiano.
Infatti nell’allora Regno d'Italia la piccola Valle d'Aosta francofona si trovò accomunata nella soluzione di diversi problemi con lo Stato centrale con un’altra ben più grande minoranza linguistica di lingua tedesca dall'altra parte delle Alpi.
Il riconoscimento della specialità attraverso uno Statuto d'autonomia di rango costituzionale, pur nel diverso percorso durante il fascismo, fu un altro segno di affinità con il paradosso che per noi la soppressione della Provincia di Aosta e la nascita della Regione autonoma era un segno autonomistico, mentre per loro la Regione era una gabbia rispetto allo sviluppo della Provincia autonoma.

Le buone intenzioni

"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni" è un proverbio double face.
Può voler dire che tra quanto annunciato o sperato preliminarmente e la successiva realtà concreta c'è una bella differenza oppure che non sempre una cosa fatta per una buona ragione ottiene l'esito voluto.
Primo caso: sarò buono e poi non mi attengo all'intenzione e mi comporto da carogna. Secondo caso: sarò buono e offro generosamente un bignè a qualcuno che ne resta soffocato.
Ma, senza troppo filosofeggiare, le intenzioni sono caratteristiche di inizio anno e a questo mi attengo.

Lo sconcerto

Una parola per riassumere il 2011?
Direi: sconcerto.
L'Italia si è trovata sull'orlo del baratro e tutto ci era stato accuratamente nascosto. Io di dubbi ne avevo e li avevo esplicitati qui.
Scrivere è sempre rischioso perché, come dicevano i romani  "scripta manent", ma  in questo caso l'esercizio si è rilevato utile. Anche se «l'avevo detto» serve a poco.
Lo sconcerto non è solo per la crisi economica, ma anche per la crisi della politica, portata alle estreme conseguenze nel degrado italiano.

Lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,
la settimana scorsa ho scritto a Babbo Natale, prendendolo un pochino in giro. Mi ha telefonato poche ore fa dal Polo Nord per confermarmi che non si è offeso per nulla e anzi mi ha assicurato che porterà regolarmente i regali ai miei figli (due sono troppo grandi per crederci ancora, uno troppo piccolo per cominciare a crederci). Grazie: sono molto più permalosi alcuni miei colleghi in politica che, se azzardi una critica, si offendono mortalmente. Scriverò alla Befana che porti loro un sacco di carbone, sapendo che faranno analoga richiesta anche loro.
Chiusa parentesi.
Caro Bambin Gesù, non so dire nella mia infanzia quante volte ti abbia scritto. Il fatto di essere nato anche io a Natale mi ha sempre dato - lo dico con affettuoso rispetto - quel senso di familiarità che forse con una divinità non bisognerebbe avere.

Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
ti scrivo sommessamente, immaginando sin da ora che non potrai essere sensibile alle mie richieste non essendo più da tempo un bambino. Ma ci provo lo stesso e, grazie alla posta elettronica, non spenderò neppure i soldi per i francobolli.
Confesso che da bambino mi facevano scrivere al "Bambin Gesù", ma questa antica abitudine sembra ormai essere desueta per non mischiare - immagino - il sacro e il profano. Da qui forse origina il fatto che l'albero ormai impazza, mentre il presepe - che pure è simbolo vero della Natalità cui è legato, come dice il nome stesso, il Natale - "perde quota" nelle dinamiche familiari.
Lo scrivo con vivo dispiacere e non vorrei apparire troppo conservatore nel dire che il presepe resta il presepe e lo scrive chi essendo nato a Natale ha sempre avuto la fortuna (la sfortuna per i regali) di vivere quel giorno in un modo quantomeno originale.

La danza della neve

"Sant'Ambrogio" - che si festeggia proprio oggi - era, ai miei tempi, la data d'inizio del turismo invernale.
A Champoluc, mio luogo di vacanza sin da bambino, si incontravano gli amici milanesi, puntuali per inizio stagione in occasione dei finesettimana, diversamente combinati secondo l'allocazione della data, resi possibili dalla festività in occasione del loro santo patrono (festività, tra l'altro, che dal prossimo anno sparirà, restando solo festività religiosa).
Quest'anno la collocazione del Santo sul calendario era particolarmente interessante e lo smog che grava sulla capitale lombarda aveva portato anche al blocco del traffico e alla chiusura delle scuole il venerdì e il sabato, creando un lunghissimo ponte.
Tutti elementi utili per il lancio della nostra stagione dello sci e invece, purtroppo, ci ha messo lo zampino la mancanza di neve e mentre scrivo, guardando il "tempo da neve" fra l'Emilius e Pila mi auguro davvero che le nevicate arrivino o che almeno le temperature diano il via all'innevamento artificiale.

E' bene parlarne

La manovra finanziaria del nuovo Governo Monti non avviene in un momento ordinario. Si tratta di una sorta di via di fuga per salvare la pelle mentre la casa brucia. 
Quel che frustra non è la portata dei sacrifici e dei tagli perché l'emergenza è palpabile, ma la rete di bugie sulla reale situazione del Governo Berlusconi sin dall'inizio della legislatura nel 2008, quando il centro-destra aveva una maggioranza amplissima in Parlamento. 
Ad ogni manovra Finanziaria le rassicurazioni erano del genere «i conti sono a posto», «siamo i più solidi in Europa», «non ci sarà bisogno di manovre aggiuntive».
La realtà era occultata da trucchi e inganni e io mi sentivo scemo quando a Bruxelles mi dicevano che i conti italiani andavano male e che sarebbe arrivata la resa dei conti sul peso del debito pubblico italiano.

Copyright © 2008-2012 Luciano Caveri