Capita di trovare spunti utili attraverso letture che ti consentono di arricchire i tuoi pensieri.
Così, leggendo su Internazionale Eva Mell del giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung, mi sono chiesto se appartengo a quelli che rimuginano.
Premette la giornalista: “Quando si parla di rimuginio mentale s'incontra anche il termine ruminare. In tedesco è widerkäuen, rimasticare”.
L’etimologia di rimuginare è piuttosto interessante e un po’ tortuosa. Deriva dal latino mugīnāri, un verbo già presente nel latino antico e tardo. Significava riflettere a lungo su qualcosa, esitare, tentennare, mormorare tra sé e sé.
L’origine a sua volta è oscura. Chi ipotizza un’origine onomatopeica (il suono suggerirebbe un mugolio, un borbottio ripetuto), chi lo collegano a radici indoeuropee lontane come il sanscrito much / mugh (vaneggiare, rendere vano).
In italiano antico al verbo originario muginare si aggiunge il prefisso ri- , che indica ripetizione. Il verbo aveva un senso più concreto: agitare, rimescolare, frugare, rivoltare.
Poi si è sviluppato in senso figurato attuale: rivoltare ripetutamente un pensiero nella mente, pensarci e ripensarci ossessivamente. In fondo un ritorno al significato che c’era in latino!
Personalmente trovo - avendo avuto un papà veterinario - che spicca di più “ruminare”, evocando il rumine dei bovini che lo stesso Etimologico ricorda derivare dal latino “rūmen -ĭnis” ‘primo stomaco dei ruminanti”.
Torno all’articolo e penso che anche a me ogni tanto possacapitare: “Nel rimuginare il nostro cervello si fissa con insistenza su un pensiero e invece di digerirlo lo risputa nella nostra coscienza, lo mastica di nuovo e ce lo ripropone più e più volte. Una serie di pensieri negativi può protrarsi anche molto a lungo”.
Ognuno può avere casi concreti ad personam e sicuramente i pensieri notturni possono essere fantasmi scomodi. Mi capita di rado di rimuginare nel letto, ma è una brutta esperienza.
Ancora Mell: “Riflettere sulle cose che si possono migliorare è normale e positivo, ci fa progredire come persone. Ma l'atto di rimuginare è diverso, ed è definito come un pensiero ripetitivo e negativo, non costruttivo. Chi rimugina sente di avere a che fare con qualcosa di incontrollabile. I pensieri si presentano all'improvviso e restano con noi anche quando vorremmo che sparissero”.
Concordo sul fatto che possono essere pensieri grandi e piccoli e ogni tanto pure quelli piccoli hanno la capacità di ingigantirsi anche ad occhi aperti.
Più avanti si propone una specie di test: “Per valutarne la gravità si può rispondere a queste domande: quanto spesso rimugini? Quasi ogni giorno, una volta alla settimana o una volta al mese? Quanto dura il tuo rimuginare? Un paio di minuti? Alcune ore? Ti senti meglio o peggio dopo aver pensato ripetutamente ai tuoi problemi? Ti senti più pieno di energia o svuotato? Il fatto di rimuginare aumenta o riduce la probabilità che ti attiverai per mettere in pratica i tuoi progetti? Queste domande possono servire a fare una prima valutazione della propria salute mentale”.
Seguono consigli vari per interrompere le catene di pensieri: tipo fare sport lo o fare esercizi di meditazione. Spunta anche il parlare con voi stessi, come se ci rivolesse ad un amico. Naturalmente esiste anche la strada ragionevole di rivolgersi a medici e psicologi.
Trovo un proverbio inglese che può essere una riflessione: "Rimuginare è come sedersi su una sedia a dondolo: ti dà qualcosa da fare, ma non ti porta da nessuna parte”.