Come sa chi mi segue, mi sveglio molto presto la mattina. Queste prime ore sono sempre piene di pensieri e il pensiero di oggi riguarda la Natura, che ci attornia.
Esistono suoi ritmi ripetitivi. Che ci accompagnano nel tempo. Mentre noi passiamo senza colpo ferire dai bagordi carnevaleschi alla Quaresima e alle sue restrizioni pur non più così incidenti, la Natura ci offre la sua stagionalità.
Quest’anno sulle Alpi nevica più degli anni passati e si scopre quanto ben noto nei millenni: se nevica molto cadono le valanghe. Lo stupore che questo avvenga stupisce, perché così è da sempre per elementari ragioni.
Eppure, nella mia passeggiata quotidiana nel fondovalle lungo la Dora Baltea o su verso qualche sentiero che sale, questo colpo di coda dell’inverno usuale in queste settimane si affianca al risveglio della Natura con le prime gemme sugli alberi, che ci accompagnano alla primavera in barba al noioso refrain “non ci sono più le mezze stagioni”.
Così stamattina l’ho sentito: il primo gorgheggiare di un uccello che non so chi sia e sfida le temperature con un canto che sembra una sfida. Ogni volta che questo avviene mi rassicuro: si tratta del segnale del cambio di stagione più di mille altre cose.
Ricordo di essere andato a vedere questa storia fisica del “fischio" degli uccelli (cioè i loro richiami, trilli e melodie) e scoprire - mi scuseranno gli ornitologi per la banalità - che non esce dalla gola come da noi umani, ma da un organo speciale che solo gli uccelli hanno: la siringe, posizionata in fondo alla trachea.
È una specie di piccolo "palloncino" o camera di risonanza fatta di anelli di cartilagine. Dentro ci sono delle membrane sottili e elastiche un po' simili alle corde vocali umane, ma più versatili, come se fossero corde di una chitarra.
L’uccello spinge aria dai polmoni (o dai sacchi aerei) attraverso la siringe e da vibrare le membrane e si crea il suono, che può essere modulato
Quindi il fischio che ho sentito all’alba è come se fosse una piccola "tromba magica" interna che vibra grazie all’aria espirata, controllata con precisione chirurgica.
Ricordo di aver letto sul perché quanto segue sulla rivista Focus: “Cantando all'alba, o anche un'ora prima, gli uccelli maschi vogliono dimostrare di essere pieni di energia e validi compagni. Gli studiosi considerano il canto in stretta relazione con la vita sessuale, collegandolo a tutti quegli atti che il maschio compie per procurarsi e mantenersi una compagna e difendere il nido. Ogni specie di uccello inizia a cantare in momenti diversi della giornata: merli e tordi sasselli sono i più mattinieri, mentre i più ritardatari sono fringuelli e cinciarelle.
Poi canteranno anche il resto del giorno, ma con minore intensità. In genere i bravi cantori sono scarsamente colorati: non potendo attirare la femmina con i colori del piumaggio, utilizzano la voce. Ogni uccello ha un canto caratteristico che gli permette di essere sentito, notato e riconosciuto anche grandi distanze.
Alcuni studi hanno come uccelli con gli occhi più grandi iniziano a cantare prima di quelli con piccoli: uccelli con occhi più grandi hanno meno difficoltà di vedere eventuali predatori in condizioni di scarsa luminosità rispetto a chi invece avendo occhi più piccoli, richiede più luce".
Leggo sul sito "Elicriso" cosa scrive il musicista Paolo Perna: “Il canto degli uccelli va in realtà considerato come un linguaggio non articolato ma rispondente a situazioni che si verificano nella propria sfera biotica che ne rendono possibile la decodificazione. Tali situazioni riguardano stati di pericolo, disagio, aggressività, richiesta di cibo, corteggiamento, eccetera e possono essere paragonate a quelle che provocano il pianto del bambino. Lo studio del canto degli uccelli rientra nell'ambito di una nuova scienza, la bioacustica musicale, che studia i fenomeni sonori in relazioni alle forme di vita del mondo animale”.
Insomma, non solo il corteggiamento mattutino. Mi viene in mente il canto "Se Chanto", considerato l'inno dell'Occitania, che comincia: "Denant de ma fenestra i a un aucelon tota la nuech chanta chanta sa chançon" ("Davanti alla mia finestra c'è un uccellino tutta la notte canta canta la sua canzone")
E prosegue e propongo la traduzione dall'occitano: "Se canta, che canti non canta per me canta per la mia amica che è lontana da me Quelle montagne che sono tanto alte m'impediscono di vedere dove sono i miei amori Se canta... Alte, sono molto alte ma si abbasseranno e i miei amori torneranno verso di me Se canta... Abbassatevi montagne alzatevi pianure perché possa vedere dove sono i miei amori".