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01 apr 2026

Il Pirata valdostano

di Luciano Caveri

C’era una volta un certo Philippe André Gorris, nato tra le rocce e le capre del piccolo villaggio di Moron, nel comune valdostano di Saint-Vincent.

Ora, chi nasce a Moron di solito sviluppa passioni legate alle sue montagne. Philippe, invece, sviluppò una passione piuttosto insolita: il mare, che non aveva mai visto.

Il problema era che il mare più vicino distava qualche centinaio di chilometri. Ovvie le discussioni con parenti scettici. “Ma dove vai?” gli dicevano.

”A diventare pirata,” rispondeva lui, con la stessa convinzione di chi va a comprare il pane.

Philippe partì. Scese dalle montagne con passo deciso. Attraversò vallate, pianure e trattorie. Finalmente arrivò a Genova.

Qui, il mare gli si presentò davanti: grande, blu e decisamente salato.

”Beh, ci si abitua,” sentenziò Philippe.

Dopo qualche tentativo maldestro, riuscì a farsi assumere come mozzo su una nave mercantile.

Il capitano lo guardò e disse: “Sai nuotare?”

”Non ancora,” rispose Philippe, “ma imparo in fretta.” Fu così che iniziò la sua carriera marinaresca.

All’inizio, Philippe confondeva le corde con i serpenti. Salutava i gabbiani come fossero cornacchie. E cercava funghi sul ponte. Ma aveva entusiasmo. E una certa ostinazione montanara.

La nave salpò da Genova e, tra onde, tempeste e pasti discutibili, raggiunse i Caraibi. Philippe rimase senza parole. Poi disse: “Qui non si fa la fontina, vero?”.

Col tempo, imparò tutto. Annodare nodi complicati. Arrampicarsi sugli alberi maestri. E soprattutto, evitare di cadere in acqua mentre faceva il gradasso.

Fu durante una notte di luna piena che incontrò i pirati. Erano rumorosi, spettinati e con un discutibile senso della moda. Philippe capì che poteva coronare il suo sogno.

”Vuoi unirti a noi?” chiese il loro capo.

”Avete formaggio?” rispose Philippe.

”No, abbiamo rum.”

“Va bene lo stesso.”

E così Philippe André Gorris divenne pirata.

Un pirata alpino nei Caraibi. Una rarità statistica. Le sue avventure furono leggendarie. Assalti a navi cariche di spezie. Duelli con spade un po’ arrugginite. Mappe del tesoro disegnate su tovaglioli. Una volta tentò persino di insegnare agli altri pirati a fare la raclette. Non ebbe successo. Ma lasciò il segno.

Philippe era diverso. Non gridava “All’arrembaggio!” ma “Alèn!” In patois valdostano. Portava una sciarpa anche ai tropici. E cercava sempre un posto all’ombra.

Un giorno, durante una spedizione, scoprì un’isola meravigliosa. Un’isola che sembrava uscita da un sogno. Spiagge di sabbia chiarissima, quasi accecante. Acqua trasparente come vetro appena lavato. Palme alte e pigre, che si muovevano al vento come se non avessero nessuna fretta. Pesci colorati che nuotavano senza preoccuparsi minimamente dei pirati. E un profumo nell’aria, a metà tra il sale e la frutta matura.

Philippe, abituato all’odore di stalla e neve, rimase perplesso. ”Qui manca qualcosa,” disse. “Cosa?” chiesero gli altri. ”Un po’ di mucche.” Non arrivarono mai.

Ma l’isola era perfetta così. Così perfetta che, tra una risata e un barile di rum, decisero di darle un nome.

”Come la chiamiamo?” chiesero.

Philippe ci pensò su. Pensò alle montagne. Al suo paese e alla sua gente. E disse: “La chiameremo Saint-Vincent.” Gli altri annuirono, senza sapere esattamente dove fosse. Ma suonava bene. E così fu.

E, incredibile ma vero, quell’isola esiste davvero. È ancora lì, nei Caraibi, con le sue spiagge luminose, le sue acque limpide e le sue palme distratte.

Nessuno può dire con certezza se il nome sia davvero opera di Philippe André Gorris.

Ma lui, fino all’ultimo, lo sostenne con grande convinzione. E anche con un certo orgoglio.

Col passare degli anni, Philippe accumulò tesori. Monete d’oro. Gioielli.

E una discreta collezione di cappelli improbabili. Ma soprattutto accumulò storie. Storie incredibili.

Storie che nessuno gli credeva, ma tutti volevano ascoltare. Poi, un giorno, Philippe sentì nostalgia.

delle montagne. Del silenzio. E della sua casa. Così decise di tornare.

Il viaggio di ritorno fu lungo. E pieno di soste inutili per comprare souvenir.

Quando arrivò a Moron, nessuno lo riconobbe. Tranne una capra. Philippe si costruì uno chalet. Ma non uno chalet qualunque. Uno chalet a forma di vascello. Con tanto di timone e finestre come oblò.

I vicini erano perplessi. Ma rispettosi.

Ogni sera, Philippe raccontava le sue avventure. I bambini lo ascoltavano a bocca aperta.

Gli adulti fingevano scetticismo. Ma lo ascoltavano . Philippe invecchiò serenamente con i ricordi salati tra racconti e risate. Diventò in Valle d’Aosta una leggenda.

Il pirata di montagna. L’uomo che aveva dato il nome a un’isola. E che aveva insegnato ai pirati a dire “Alèn.”

Ma soprattutto, Philippe André Gorris restò famoso per una cosa. Una cosa che nessuno riusciva a spiegare. Una cosa che lo rendeva unico.

Era ghiotto. Incredibilmente ghiotto. Di prelibati pesci d’Aprile.