Fare gli auguri durante le feste comandate, in un Blog sulla scena da anni, rischia di diventare un esercizio ripetitivo per per chi scrive e per chi legge.
Così Pasqua, festività che fin da bambino - educato da cattolico e partecipe a catechismi di buon livello - mi ha sempre colpito, oscillando nel giro di poche ore fra la terribile cupezza della morte di Gesù e la sua Resurrezione piena di gioia.
Ricordo che da grandicello mi ero posto la questione di perché questa Pasqua, a differenza del Natale, si muovesse dal calendario ed è quanto mi lasciava perplesso, ma poi lo scoprii. Lo ricordo a chi non lo sapesse.
Per la Chiesa cattolica (e la maggior parte dei protestanti, quindi in Valle d’Aosta i valdesi) la Pasqua è una festa mobile e non ha una data fissa sul calendario, ma si calcola ogni anno secondo regole astronomiche stabilite dal Concilio di Nicea nel 325 d.C..
Questo significa che si celebra la prima domenica dopo la prima luna piena successiva all’equinozio di primavera. Per questo motivo oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile. La Chiesa cattolica usa il vecchio calendario gregoriano riformato nel 1582 da papa Gregorio XIII per correggere gli errori del calendario giuliano e allinearlo meglio alle stagioni).
Questa variabilità deriva dal ciclo lunare (circa 29,5 giorni) combinato con il ciclo solare e la necessità che cada di domenica.
Le Chiese ortodosse seguono la stessa regola di base (prima domenica dopo la prima luna piena post-equinox), ma usano ancora il calendario giuliano quello introdotto da Giulio Cesare). Spesso aggiungono la condizione che la Pasqua cada dopo la Pasqua ebraica (Pessach).
Perciò la Pasqua ortodossa cade di solito più tardi.
Ma, essendo stato sino ad oggi in Giordania, ho scoperto che (insieme a Cipro e in parte ai Territori Palestinesi) è l’unico Paese dove cattolici e ortodossi celebrano la Pasqua nello stesso giorno da decenni (dal 1972 in Giordania. È un modello di convivenza ecumenica in un Paese a maggioranza musulmana (circa il 2-8% della popolazione è cristiana, tra cattolici latini, greci ortodossi, siriaci, ecc.).
Normalmente la Pasqua attira - quest’anno saranno rari per le vicende belliche nell’area - dei pellegrini internazionali, soprattutto nei siti biblici come il Monte Nebo (dove Mosè vide la Terra Promessa) e il fiume Giordano (sito del battesimo di Gesù).
Più in generale sarebbe bene che Pasqua servisse a ricordare i Paesi dove i cristiani sono maggiormente perseguitati. Esiste una classifica redatta dalmWorld Watch List 2026 di Open Doors, l’organizzazione più autorevole che monitora la persecuzione cristiana in 150 Paesi.
Nel 2026, oltre 388 milioni di cristiani (uno su sette nel mondo) affrontano livelli alti o estremi di persecuzione e discriminazione. La violenza ha raggiunto record in alcune nazioni.
Le prime cinque - tenetele a mente - sono Corea del Nord, Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria, Nigeria, Pakistan, Libia, Iran.
Una situazione gravissima e intollerabile, ma i cristiani sembrano non averne coscienza e sono davvero rare le proteste ufficiali e le prese di posizione indignate, quando invece sarebbe legittimo e pure doveroso chiedere il rispetto della libertà religiosa.