Si affievolisce il consenso verso il Governo Meloni, che sembrava sino ad ora essere sfuggito alla caratteristica degli italiani di rottamare i Presidenti del Consiglio, come avviene per le cotte adolescenziali che scemano in fretta.
Sembra che ad un certo punto chiunque sia a Palazzo Chigi scivoli su così tante bucce di banana da creare un rovinoso effetto valanga.
Spicca - anche se saldamente in testa resta il Ministro Nordio con le sue gaffes sulla Giustizia - il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
La polemica più rumorosa riguarda la proposta di spostare la lettura dei "Promessi Sposi" dal secondo anno (biennio) al quarto anno di liceo.
Secondo i tecnici del ministero, il romanzo sarebbe ormai "troppo difficile" per i quindicenni di oggi, abituati a forme di comunicazione più brevi e immediate. Si suggerisce di sostituirlo al biennio con autori considerati più "accessibili" (sebbene tra i nomi fatti figurino Pavese o Fenoglio, che semplici non sono).
Dopo essere stato accusato di voler "rottamare" Manzoni, il Ministro ha cercato di smarcarsi, dichiarando che si tratta di una bozza redatta da una commissione e non di una sua decisione definitiva. Ha però ammesso la necessità di adattare i programmi alle capacità di comprensione delle nuove generazioni. Una sorta di comprendonio à la carte.
Trovo geniale, a questo proposito, una lettera, firmata dallo stesso Manzoni di cui veste i panni, scritta Camillo Bartolini, professore di lettere classiche al liceo e autore di diversi libri, inviata al ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara.
Ne cito alcuni passaggi: ”Certamente si troverà che la lingua da me utilizzata possa rappresentare un impedimento al pieno godimento de I promessi sposi da parte di un ragazzo dei vostri giorni. Debbo confermare che già per me fu lungo il ragionamento su come trovare un sentimento - per così dire - di comunione col lettore, la certezza di maneggiare uno strumento, la lingua, ugualmente conosciuto da entrambi. Che cosa significa italiano in tal senso? Una lingua è un tutto, o non è. Solo approfondendosi nella sua totalità, prodigandosi nella lettura di un testo finanche ritenuto complesso, essa rivelerà le sue complete possibilità”.
Curiosa, infatti, l’idea che, al posto di sforzarsi, il giovane studente debba vedere abbassata l’asticella affinché non venga - come dire?- turbato.
Ancora la lettera: ”Mi si obietterà comunque che ormai la mia opera non sia al passo coi tempi, che non sia contemporanea. Quando una storia si può definire tale? Sarà forse la vicinanza cronologica a essere assunto come criterio per stabilirlo? Sarebbe una gran meraviglia. Una storia è eterna o non lo è. Il suo tempo è quello del cuore umano, guazzabuglio sospeso dentro e fuori dalle epoche che ha sempre qualche cosa da dire su quello che sarà. Ma che sa il cuore? Che una storia, in quanto storia, può essere che a un altro lettore ne paia altrimenti, ma a lui pare bella, come dico; molto bella, e questo gliela rende di per sé contemporanea”.
Il ragionamento si volge a chi è in cattedra: ”A voi insegnanti, a qualunque esito giungerà tale dibattito, ci tengo a ricordare che vi son de' momenti in cui l'animo, particolarmente de' giovani, è disposto in maniera che ogni piccolo stimolo che abbia un'apparenza di bene basta a ottenere quel che si vuole dal ragazzo. Questi momenti vanno preservati con sacro rispetto senza quell'astuzia interessata che spia attentamente, e coglie al volo, per proprio guadagno. Vale per le letture da proporre nelle scuole e, massimamente, per tutte le scelte che gli studenti vostri saranno chiamati ad affrontare”.
Torno al Ministro. In una serie di dichiarazioni rilasciate a margine di eventi sul "Made in Italy" (il famoso Liceo con questo nome è già come morto) Valditara ha affermato che "non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici".
Si prepara un nuovo pasticcio. Per fortuna la Legislatura nazionale si avvia alla conclusione e i tempi tecnici per l’iter di una legge sono ormai improbabili per evitare un ulteriore e triste inciampo.