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04 giu 2026

ll Crodino, Maurizio Gozzelino e le idee anticipatrici

di Luciano Caveri

Cinzia Attinà su La Stampa - e io la citai - scrisse sei anni fa delle battaglia dei montanari ossolani per mantenere la produzione del Crodino a Crodo in Val d’Ossola. Ma i danesi, proprietari del marchio, trasferirono la produzione a Novi Ligure. Addio alle Alpi per un classico degli aperitivi.

Dire "Crodino" vuol dire evocare qualcosa per ciascuno di noi. Quando non potevo ancora consumare alcolici - e bevevo un aperitivo con i miei genitori - mi era consentito il Crodino. Oggi capita di avere un astemio in compagnia e scatta per lui o lei sempre lui, il Crodino!

La giornalista già citata ne ricordava la composizione: ”Fiori, erbe, bacche e cortecce, ma anche semi, scorze e radici. E' tutto racchiuso in un mix di ingredienti naturali. Un sapore che rende inconfondibile il "Crodino”.

E evocava il suo autore: ”Maurizio Gozzelino l'enologo "aromatiere" nato a Saluzzo e ora residente a Rivoli che tra il 1964 e il 1965. E' una figura a metà tra l'alchimista, il profumiere e lo chef. Un vero designer del gusto con la capacità di scegliere e dosare gli ingredienti”.

Giorni fa questo ”inventore di successo” è mancato alla verde età di 91 anni e lo ha ricordato - nomen omen - Enrico Cicchetti sul Foglio.

Ecco un pezzo dell’articolo: ”Il prodotto doveva chiamarsi Picador, poi Biondino, infine Crodino, dal nome del paese. Gozzelino – uomo discreto – ha sempre detto che il merito era di tutti, che era stato un lavoro di squadra. Il suo nome non è mai comparso sulla bottiglia”.

E ancora: ”Il Crodino ha sempre scelto testimonial che con la sobrietà non avevano molto a che fare. Il lancio fu in grande stile: diciotto filmati per il Carosello, interpretati da Brigitte Bardot, che cantava su animazioni firmate da Roberto Gavioli. Era il 1965, e si scelse il volto più famoso dell’eccesso e della libertà per pubblicizzare un analcolico. Errore di casting o intuizione geniale? Funzionò. Poi arrivò il gorilla in giacca e cravatta, anche lui incongruo e memorabile.

Il marchio è passato a Campari, poi è arrivato all’estero, dagli Stati Uniti all’Asia, seguendo un mercato che nel frattempo si era messo a correre nella sua direzione. Il Crodino ha avuto la pazienza di chi arriva prima del proprio momento: nel 1965 inventò l’aperitivo del Duemila, quando i locali hanno carte dedicate agli analcolici, la socialità vuole essere più healthy e la sobrietà è diventata una scelta estetica”.

Resta il tormentone che ha dominato gli anni Duemila ed è entrato nel linguaggio comune per descrivere una situazione informale, allegra e tipicamente da bar: ”L’analcolico biondo che fa impazzire il mondo“.

Negli spot iconici ambientati al bar, il già citato "Gorilla" impersonava lo stress quotidiano che si dissolveva davanti all’aperitivo.

Aperitivo che è sempre più un rito. Ernest Hemingway, amante assoluto dei bar italiani (dal celebre Harry's Bar di Venezia in poi), ha lasciato scritto in Festa mobile un pensiero che racchiude lo spirito profondo del bere in compagnia alla fine del giorno: "Non ritardare mai i baci o un aperitivo”. Nel suo caso mai analcolici…