Steven Spielberg, ormai ottantenne, da quasi cinquant’anni esplora in un filone dei suoi film diversi scenari di una possibile conferma dell’esistenza di altre civiltà, oltre a quella umana, e naturalmente da altri mondi. Una sorta di fantascienza di classe.
Quando ero piccolo, il termine usato, con bonaria ingenuità, era marziani, oggi si usa extraterrestri.
Si annusa in questi tempi un singolare fermento, come se ci fosse - lo si vede dall’apertura di certi archivi da parte degli Stati Uniti, per altro risultati abbastanza deludenti - chissà quale possibile svelamento.
Fatemi aggiungere un’altra premessa, prima di tornare al cinema.
Margherita Hack, la grande astrofisica e divulgatrice scientifica italiana, aveva una posizione molto chiara, razionale e affascinante sul tema degli extraterrestri.
Ricordava spesso che la nostra galassia, la Via Lattea, contiene circa 100 miliardi di stelle, e che nell'Universo osservabile ci sono miliardi di altre galassie.
Osservava con acume come con un numero così immenso di stelle e pianeti, le probabilità che si siano sviluppate le condizioni adatte alla vita (acqua allo stato liquido, elementi chimici di base, una distanza ideale dalla propria stella) siano altissime. Di conseguenza, riteneva praticamente certa l'esistenza di altre forme di vita, sia macroscopiche che microscopiche, e potenzialmente anche civiltà più evolute della nostra.
Se da un lato era certa della loro esistenza, dall'altro era estremamente scettica sulla possibilità di un contatto diretto. Il motivo risiede nelle leggi della fisica: le stelle più vicine a noi si trovano a diversi anni luce di distanza.
Secondo la teoria della relatività, nulla può viaggiare più veloce della luce (c≈300.000 km/s). Anche viaggiando a velocità straordinarie, impensabili per le nostre attuali tecnologie, occorrerebbero migliaia o decine di migliaia di anni per coprire le distanze tra sistemi solari abitabili.
Per questo motivo, Margherita Hack ripeteva spesso che "loro non possono venire da noi, e noi non possiamo andare da loro", a meno di scoperte fisiche oggi totalmente ignote (come i ponti di Einstein-Rosen o "wormholes", che considerava comunque speculazioni teoriche fantascientifiche all'atto pratico).
Infine diceva: ”Se una civiltà fosse così evoluta da riuscire a superare le distanze interstellari e ad arrivare fino a qui, vi pare che si nasconderebbe nei boschi per rapire un contadino, o che giocherebbe a nascondino nel cielo per farsi fotografare sfocata?".
Ma torniamo a Spielberg, è tornato agli extraterrestri con Disclosure Day (2026), un thriller che ho visto sere fa, che riprende temi esplorati in E.T. – L’extra-terrestre (1982) e anche in Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977).
Spielberg ha realizzato una sorta di che esplorano il contatto con gli alieni in modi diversi e complementari. Nel 1977 si raccontava di un contatto di due genitori che avevano perso un figlio e che in un clima di meraviglia e ossessione vivono in primo e misteriosi incontro ravvicinato con gli extraterrestri contatto” su larga scala, con grande enfasi sulla comunicazione (musica, luci, gesti).
Nel 1982: un bambino e un alienino sperduto (“E.T. telefono casa!” è la famosa frase) diventano amici intimi in un contesto intimo e domestico. Una sorta di fiaba emozionale fatta di amicizia e affetti, senza paure.
Non fa parte della trilogia quel ”La guerra dei mondi” del 2005, che è un horror action più che meraviglia: gli alieni sono ostili, freddi e tecnologicamente superiori.
Eccoci a Disclosure Day, ora in sala, Chiude il cerchio passando dalla meraviglia privata alla rivelazione pubblica e alle conseguenze sulla società intera con un ritmo adrenalina e così intenso da lasciare sempre sul chi vive lo spettatore.
Disclosure Day è visto da molti come il “compagno spirituale” maturo degli altri due, che oscilla fra paure e speranze. A me pare che l’anzianità di Spielberg lo affondi in parte nel pessimismo, che sfocia poi - ma non spoilero - in un’umanità solo in parte buona che non crede nei mostri.
Chissà se sarà poi così nel caso spuntassero davvero questi benedetti extraterrestri.