Capisco che la polemica si sia raffreddata. In Italia si passa dal calor bianco al raffreddamento in un batter d’occhio. Io ci torno per esprimere un parere, dopo aver letto tutto e il suo contrario.
Riassumo per sommi capi lo scenario. Per partecipare all’edizione 2026 di Più libri più liberi — la Fiera nazionale della piccola e media editoria organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e in programma a Roma dall’4 all’8 dicembre — gli espositori si trovano a dover sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione italiana. Il testo chiede di dichiarare, sotto la propria responsabilità, di aderire ai valori della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e della Dichiarazione universale dei diritti umani, e di riconoscere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico.
La misura nasce dalle tensioni emerse durante l’ultima edizione, quando la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva provocato proteste da parte di numerosi autori, editori e associazioni culturali.
Il mio amico Massimo Cacciari, che si indigna sempre con motivazioni senza peli sulla lingua, gq definito l’iniziativa una «scandalosa idiozia» e «roba che fa schifo». In un intervento a Otto e mezzo (La7) ha detto: «Se Adelphi firma il patentino io non solo non vado a Roma, ma cesso di pubblicare con Adelphi. Ma scherziamo? […] Essere antifascisti vuol dire assumere posizioni nette contro razzismo e simili, non firmare patentini». Ha paragonato la richiesta a una dichiarazione di non essere mafioso e ha ricordato che Croce si rifiutava di firmare patentini.
Utile contestualizzare. In sintesi, la citazione serve a Cacciari per dare autorevolezza storica al suo argomento: un grande antifascista come Croce rifiutava proprio questo tipo di certificazioni ideologiche, perché la vera coerenza è nei fatti, non nelle firme. È un richiamo contro la burocrazia della virtù e a favore della libertà di pensiero.
Luciano Canfora, storico e filologo, l’ha giudicata «una cosa che fa ridere», sottolineando che gli editori non sono partiti politici.
Il sociologo Luca Ricolfi ha criticato la scelta come «dissennata».
Queste voci sottolineano che l’antifascismo è un valore da praticare (attraverso posizioni concrete), non da certificare con un modulo burocratico, rischiando di trasformarlo in un atto di fede vuoto o strumentale. Criticano anche l’idea di subordinare la partecipazione a una fiera letteraria a un “test ideologico”.
Qualche tempo fa, ho trovato in modo ripetuto delle interviste a manifestanti in piazza nel nome dell’antifascismo, cui si chiedeva di descrivere il Fascismo. Le risposte erano perlopiù goffe se non risibili e mostravano come in troppi fra quelli che predicano l’antifascismo arrancano nello spiegare che cosa si stato il Ventennio e perché ci siano buone ragioni per condannarlo e per criticare chi abbia visioni nostalgiche o cavalchi pensieri neofascisti.
Essere antifascisti implica chiarezze di idee e capacità di spiegare le proprie ragioni. Altrimenti è fumisteria e l’auto certificazione rischia di essere la forma su un modulo inutile e persino grottesco.
Per altro - non per fare benaltrismo e cioè sfuggire al merito per parlare d’altro - la vera cartina di tornasole di chi crede nella democrazia è la condanna di qualunque forma di autoritarismo e - peggio ancora - di qualunque dittatura.
Lo scrivo da federalista. Per i federalisti il nemico non è il fascismo in quanto tale, ma la struttura dello Stato totalitario, che sia nero o rosso. Un democratico coerente, in questa tradizione, non può avere un doppio metro.
Alexandre Marc scriveva: ”Il totalitarismo, di qualunque colore si vesta, è il nemico assoluto dell'uomo. Non c'è differenza di natura tra le dittature che si dicono di destra e quelle che si dicono di sinistra: entrambe si fondano sulla negazione della persona, sulla distruzione delle libertà concrete e sull'idolatria dello Stato. Contro di esse, il personalismo federalista afferma che l'uomo non è fatto per lo Stato, ma lo Stato per l'uomo”.
Oggi aggiungerebbe l’islamismo e la teocrazia derivante, spesso appoggiata da chi inalbera l'antifascismo.