Conosco persone che vivono di rimpianti: io penso che non si debba farlo. Se capita bisogna rimuovere questi pensieri che rodono dentro.
Questo non vuol dire affatto non riflettere su questione assai comuni: non aver vissuto la vita che si desiderava davvero, non aver espresso i propri sentimenti, aver lavorato troppo, aver trascurato gli amici, non aver osato di più, non avere curato lpropria salute. Ognuno più riempire certe caselle con le proprie esperienze.
C’è questa espressione comune “senno di poi” (o più comunemente “col senno di poi”), che deriva da un antico proverbio italiano: “Del senno di poi ne son piene le fosse”. Il proverbio sottolinea l’inutilità del giudizio a posteriori: dopo che è successo tutto, è facile essere saggi e capire cosa si sarebbe dovuto fare, ma queste “saggezza tardiva” è così abbondante da riempire le fosse (cioè le tombe). In pratica, equivale a dire “col senno di poi siamo tutti bravi” o “è facile parlare dopo”.
Cosa dice l’etimologia? Senno: deriva dal francese antico sen (“ragione, senno”), di origine germanica (legato a concetti di “senso” o “direzione”). È attestato in italiano dal Duecento. Poi: semplicemente “dopo”. Esiste anche una possibile eco latina, come “Sero sapiunt” (“capiscono tardi”), citata in alcuni repertori antichi accanto al proverbio.
Le prime attestazioni scritte risalgono alla seconda metà del Cinquecento, in autori toscani come Agnolo Firenzuola, Anton Francesco Grazzini (il Lasca), Giovanni Maria Cecchi e Ludovico Guicciardini. Compare anche nei repertori di proverbi di Francesco Serdonati (tra fine ’500 e inizio ’600).
Che si tratti di una condizione umana, lo si vede dal fatto che in altre lingue, esistono espressioni equivalenti perfette che esprimono esattamente lo stesso concetto: giudicare un fatto dopo che è già accaduto, quando tutto è ormai chiaro.
Ecco come dicono "col senno di poi" le principali lingue straniere:
L'inglese usa una parola bellissima e molto concisa. Hind significa "dietro/posteriore" e sight significa "vista". Quindi, letteralmente, "la vista all'indietro".
I francesi affrontano la cosa da due angolazioni diverse: la distanza temporale o l'evento scatenante. Si può dire “Avec le recul” e cioè"con il distacco" o "Après coup” e cioè "dopo il colpo", usato quando si valuta qualcosa a cose fatte.
Gli spagnoli usano una metafora legata alla corrida, decisamente d'impatto. ”A toro pasado“ significa letteralmente "a toro già passato". È facilissimo schivare il toro o dire come si doveva fare quando il pericolo è ormai lontano.
Come spesso accade, il tedesco è molto logico e unisce i concetti. ”Im Nachhinein” deriva da nach (dopo) e significa letteralmente "a posteriori" o "in retrospettiva".
Il latino ”A posteriori”, che è riconosciuto e utilizzato nella filosofia, nel diritto e nella lingua quotidiana di quasi tutto il mondo occidentale.
Il "senno di poi" è un tema classico che attraversa la letteratura, la filosofia e la cultura popolare. Spesso oscilla tra l'ironia per una saggezza arrivata troppo tardi e il rammarico per non aver capito prima.
In psicologia, questo fenomeno viene chiamato "hindsight bias" (il pregiudizio del senno di poi): la tendenza umana a credere, erroneamente, che avremmo potuto prevedere un evento sapendo come è andato a finire.
Italo Svevo ne ”La coscienza di Zeno” propone questa riflessione tagliente: ”Il tempo è un’illusione. Il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora, e il presente è un attimo che fugge. Eppure è proprio su quell’attimo che costruiamo tutto, e quando ci voltiamo indietro scopriamo che l’attimo è diventato un abisso”.