In un lungo articolo su Le Monde, l’inviato Charlie Buffet racconta in modo dettagliato vita e imprese di Reinhold Messner, il grande alpinista sudtirolese.
Sono stato assieme a lui parlamentare europeo e lo invitai in Valle un sacco di anni fa.
Una personalità interessante, che tra l’altro nel tempo non è stato solo un mostro di tecnica alpinistica e un grande comunicatore che ha saputo raccontare la montagna, ma anche chi ha voluto occuparsi di cultura con i suoi musei e correggere con coraggio quella visione ambientalista che lo aveva portato ad ottenere il seggio europeo come candidato dei Verdi.
Negli ultimi decenni si è sempre espresso dalla parte dei montanari e contro una visione delle montagna senza sviluppo chiusa in una visione puramente conservatrice e tratti persino ostile alla presenza umana.
Mi fa piacere proporre estratti dal lungo reportage, che tra l’altro racconta in premessa in modo efficace del particolarismo del Südtirol.
Ecco il primo: ”Non ha ancora 1 anno quando Maria, sua madre, lo porta a 2.000 metri di altitudine per curare una bronchite. Reinhold Messner lo racconta al pubblico delle sue conferenze proiettando una foto in cui il piccolo malato si trova all'alpeggio, sulle ginocchia della madre, accanto al fratello maggiore che indossa i tipici pantaloni di pelle tirolesi con le bretelle (Lederhosen). Nelle foto successive sono sei, poi sette e infine otto biondini sorridenti con i capelli tagliati a spazzola e, al centro, le due trecce castane di Waltraud, l'unica femmina in una famiglia di nove figli”.
E ancora: ”Quando Reinhold ha 5 anni, il padre, appassionato di alpinismo, lo accompagna sulla sua prima cima, il Sass Rigais, un'imponente guglia di roccia che domina il suo paese natale, Funes (Villnöss), oggi servita da due vie ferrate – percorsi di arrampicata messi in sicurezza. Il rapporto di scala tra il bimbo e la cima che culmina a 3.025 metri è maggiore, calcola lui, di quello tra un adulto e la vetta dell'Everest – Reinhold Messner è stato, infatti, per un breve periodo professore di matematica”.
Ecco il terzo brano: “La vigilia degli esami di riparazione del diploma di scuola superiore, esce dalla parete nord delle Grandes Jorasses, una delle muraglie più difficili delle Alpi, sfida il suo professore che gli rimprovera i ritardi, supera l'esame, subisce l'ira paterna e lascia per sempre la fattoria di famiglia. Mentre i suoi fratelli salgono all'alpeggio per fare i lavori estivi come mandriani nell'attesa del rientro universitario, Reinhold batte le pareti rocciose, allargando il suo raggio d'azione a tutte le Alpi”.
Infine: ”Sarà il primo, insieme a Peter Habeler, a scalare un "8.000" in "stile alpino" (il Gasherbrum I nel 1975): d'un fiato, senza ossigeno, né sherpa, né corde fisse o campi ad alta quota. Spingerà questo essenzialismo all'estremo nel 1978 scalando il Nanga Parbat in solitaria, e poi l'Everest, sempre in solitaria, nel 1980. La prima ascensione dell'Everest senza ossigeno, nel 1978 con Peter Habeler, e la prima "collezione" dei 14 ottomila, completata nel 1986, gli porteranno una fama duratura, ben oltre la cerchia degli appassionati di alpinismo”.
Ho sempre apprezzato la sua misura, il no al divismo, la capacità di comunicare la cultura alpina e la straordinaria affinità fra i montanari di tutto il mondo.