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21 ott 2026

Cogne, il futuro di una fabbrica e di un territorio

di Luciano Caveri

Cogne è l'acciaieria storica di Aosta, nata come parte del polo minerario-siderurgico della Valle d'Aosta e diventata nel Novecento uno dei simboli industriali della Valle.

Ha traguardato il secolo, affrontando momenti difficili (che ho seguito come giornalista e politico) ed ora affronta le acque perigliose del mondo globalizzato. Mi pare che proprio il momento attuale sia più delicato che mai.

Le origini del “sistema Cogne” risalgono al 1917, quando l'Ansaldo e la Società Miniere di Cogne (legata allo sfruttamento della magnetite della miniera di Cogne e alla presenza dell’idroelettrico) avviarono la produzione nello stabilimento di Aosta. Durante il periodo fascista l'impianto - adoperando anche il carbone di La Thuile - crebbe come industria strategica, poi passò sotto il controllo pubblico (IRI e Finsider) e fu una delle grandi fabbriche del secondo dopoguerra, con migliaia di addetti.

La fine dell'attività mineraria e la crisi della siderurgia portarono a ridimensionamenti e privatizzazioni: oggi l'azienda si chiama Cogne Acciai Speciali e venne controllata dal gruppo Marzorati (famiglia Marzorati), dopo la cessione da parte dello Stato avvenuta negli anni '90. Dal 2022 la maggioranza è invece di Walsin Lihwa, gruppo di Taiwan.

Cogne è specializzata in acciai speciali: inossidabili, per utensili e leghe di nichel, in forma di barre e lingotti. Sono prodotti ad alto valore aggiunto, destinati a settori esigenti come aerospazio, energia, automotive, petrolchimico e meccanica di precisione, con una forte vocazione all'export.

Per Aosta e la Valle d'Aosta è stata a lungo il principale datore di lavoro industriale. Penso alla mia famiglia con ben tre fratelli di mio papà che hanno lavorato nella fabbrica!

Cogne ha determinato nel tempo lo sviluppo urbano (quartiere Cogne, case operaie), la composizione sociale della città e l'immigrazione dal resto d'Italia. Con fondi comunitari si è disegnato un futuro delle aree eccedenti alle necessità aziendali.

Oggi la Cogne resta un'eccellenza della siderurgia italiana, ma con timori resi evidenti dalla recente scelta aziendale di uno stop alle produzioni per mancanza di commesse che inquieta il mondo sindacale e quello politico.

Molto è dovuto alla crisi della siderurgia italiana ed europea, che nasce da un intreccio complesso di fattori strutturali, commerciali e congiunturali. L'intero settore - dicono gli esperti - si trova oggi a vivere una vera e propria tempesta perfetta. Le cause per cui le acciaierie europee faticano a reggere la concorrenza estera si sovrappongono.

La Cina, con oltre la metà della capacità produttiva mondiale, soffre per il rallentamento della propria edilizia interna. Di conseguenza, incanala le sovrapproduzione di acciaio verso i mercati esteri a prezzi inferiori ai costi di produzione europei. Allo stesso modo, Paesi emergenti come l'India inondano il mercato europeo di laminati a basso costo. Produrre acciaio in Italia ed Europa costa notevolmente di più rispetto ad Asia e USA a causa dell'impatto dei costi di elettricità e gas.

Le acciaierie europee pagano ingenti quote per il sistema di scambio delle emissioni (ETS) e devono investire miliardi nella decarbonizzazione (la Cogne con il PNRR si è dotata di un impianto per l’idrogeno). Molti competitor extra-UE producono invece con carbone ed energia fossile a basso costo, senza penalizzazioni ambientali, sommando normative sulla sicurezza del lavoro ben diverse dalle nostre e un minore costo del lavoro. La crisi dell'automotive e le contrazioni dell'edilizia e della meccanica generale in Europa e in Italia hanno ridotto drasticamente la domanda di acciaio.

Per difendersi dalle pratiche commerciali sleali, l'Unione Europea ha progressivamente confermato e inasprito i dazi protezionistici dai Paesi appena citati. Dazi che proteggono le acciaierie nazionali dal crollo dei prezzi ma - in negativo - fanno lievitare i prezzi della materia prima per le industrie manifatturiere a valle (automotive, macchinari, costruzioni), riducendone la competitività globale. Inoltre, se mancano le produzioni interne per coprire il fabbisogno, i dazi generano carenze di fornitura.

Il caso di Taranto (Acciaierie d'Italia) rappresenta il nodo irrisolto della siderurgia italiana e domina la scena tra mille contraddizioni e un pozzo senza fondo di spesa pubblica. Questa situazione difficile non deve, però, far dimenticare alle autorità nazionali ed europee che anche realtà storicamente solide e specializzate negli acciai inossidabili e leghe lunghe, come appunto la Cogne Acciai Speciali di Aosta, risentono oggi dell'ondata di crisi.

È necessario accendere un faro su situazioni come queste. La Cogne produce acciai ad altissimo valore aggiunto per la meccanica di precisione, l'automotive, l'aerospazio e l'energia, che sono strategici per l’Italia e l’Europa. Dopo il bilancio registrato in perdita nel 2025 e il ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà), la forte contrazione del portafoglio ordini prospetta ormai momenti di sospensione della produzione che creano forti preoccupazioni. Ciò dimostra che la crisi dell'acciaio non colpisce più soltanto i volumi base (come quelli di Taranto), ma travolge anche la produzione specializzata ad alta tecnologia.

La Valle d’Aosta deve difendere il futuro della Cogne, ma questa difesa vale per il futuro dell’industria italiana ed europea in un settore strategico, cui sarebbe un suicidio rinunciare.