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23 ott 2026

Il clima cambia e così lo Champagne

di Luciano Caveri

Mi capita ogni tanto di andare nella zona dello champagne (mi riferisco al vino, mentre in francese la zona è “la Champagne") per una scampagnata con gli amici. Si visita qualche maison di prestigio in un clima assai formale, ma si compra a buon prezzo da qualche petit producteur dove far festa è più facile.

Capita ormai, dovunque si vada, di riflettere come singole zone del mondo siano sottoposte al cambiamento climatico e si sa che ovunque la viticoltura sta affrontano questa sfida dell’aumento della temperatura. Le nuove dinamiche termiche costringono i produttori dello champagne a ripensare radicalmente le proprie tecniche agronomiche ed enologiche per salvaguardare il prestigio e l'identità di quello che vino più famoso al mondo.

Cosa sta capitando? Rispetto a cinquant'anni fa, la fioritura e la raccolta delle uve sono state anticipate mediamente di oltre due settimane. Sempre più spesso le vendemmie avvengono in pieno agosto anziché a settembre. L'aumento delle temperature e delle ore di soleggiamento causa una maturazione più rapida dell'uva. Il contenuto zuccherino aumenta, mentre l'acidità crolla. L'acidità è però la spina dorsale dello champagne, fondamentale per garantirne la freschezza e la longevità. Uve più ricche di zucchero si traducono in vini base con un potenziale alcolico più alto. Le autorità francesi hanno dovuto persino concedere deroghe eccezionali permettendo limiti di gradazione naturale più elevati (fino al 15%). Paradossalmente, a causa del germogliamento precoce delle viti in inverno, i vigneti sono molto più esposti e vulnerabili alle gelate tardive primaverili, oltre che a grandinate violente e periodi di siccità. I vignerons e il Comité Champagne (CIVC) stanno attuando diverse strategie sia in vigna (ad esempio con il Voltis, il primo vitigno ibrido resistente) che in cantina per mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

Lo champagne non scomparirà, ma sta inevitabilmente cambiando. Lo stile ultra-secco (quel che me piace) e tagliente del passato lascia progressivamente spazio a vini strutturalmente più ricchi, rotondi e con aromi che tendono maggiormente verso la frutta matura o tropicale rispetto alle classiche note agrumate e minerali.

La capacità tecnologica dei maestri di cantina francesi permette ancora oggi di preservare lo "stile della casa" (attraverso l'arte dell'assemblaggio), ma sul lungo periodo il profilo organolettico medio globale delle bollicine francesi potrebbe risultare stabilmente più morbido e strutturato. Ma esiste uno scenario interessante.

Lo champagne è un’Appellation d'Origine Contrôlée(AOC) strettamente legata al territorio geografico delimitato della regione Champagne, in Francia. Qualsiasi vino spumante prodotto al di fuori di questi confini (anche se con lo stesso metodo e gli stessi vitigni) non potrà mai essere chiamato "Champagne".

Tuttavia, dal punto di vista degli investimenti commerciali e agronomici, lo spostamento è già una realtà tangibile. Grandi e storiche Maison come Taittinger (con Domaine Evremond nel Kent) e Pommery (in Hampshire) hanno acquistato centinaia di ettari nel sud del Regno Unito. Il sud dell'Inghilterra presenta oggi le stesse identiche condizioni climatiche (temperature medie e freschezza notturna) che la Champagne aveva negli anni '70 e '80. Inoltre, la struttura geologica del terreno è analoga: una ricca vena di gesso e craie che garantisce il drenaggio e la mineralità ideali per i vitigni Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. Altre storiche aziende guardano con interesse a mercati ancora più a nord, come il Belgio, i Paesi Bassi e persino i paesi scandinavi per futuri impianti di spumanti Metodo Classico ad alta acidità.

In sintesi, lo champagne rimarrà francese per legge e tradizione, ma le grandi case produttrici stanno differenziando i propri vigneti all'estero per produrre eccellenti Sparkling Wines globali laddove il clima oggi offre la freschezza che la Francia rischia gradualmente di perdere.

Come dice il proverbio: “Tout passe, tout casse, tout lasse”.