Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e analizzare il nostro traffico. Si prega di decidere se si è disposti ad accettare i cookie dal nostro sito Web.
23 gen 2026

Il trompe-l’œil applicato alla vita

di Luciano Caveri

Mi sono sempre piaciuti i trompe-l’œil (in italiano suona letteralmente come una immagine che ”inganna l’occhio”).

Come sapete, si tratta di una tecnica artistica, soprattutto pittorica, che crea l’illusione ottica di tridimensionalità e realtà su di una superficie bidimensionale (parete, tela, soffitto, pavimento).

Specie sui pavimenti ci sono filmati spassosi sul Web di persone che sui marciapiedi si terrorizzano di disegni che simulano sotto i loro piedi buchi pericolosi.

L’obiettivo è, infatti, quello di ingannare l’occhio dello spettatore, facendogli credere che ciò che vede sia reale: una finestra aperta su un paesaggio inesistente, una porta socchiusa, una libreria con libri veri, una tenda che pende, un oggetto che sembra sporgere dalla parete e così via.

L’altro giorno pensavo a come il trompe-l’œil possa essere applicato con facilità ai comportamenti umani non con una visione fisica, ma attraverso meccanismi psicologici e relazionali in cui la persona crea un’illusione di sé, degli altri o della realtà, ingannando (più o meno consapevolmente) lo sguardo altrui e a volte anche il proprio.

Mentre il trompe l’œil è un inganno benevolo e crea quello che i Greci antichi chiamavano apatē (inganno) con la visione benevola del potere del linguaggio artistico, diverso è il trompe l’œil ”umano”.

Il caso più eclatante lo viviamo in certe rappresentazioni sui Social in cui appare una sorta di facciata sociale, in fondo una maschera, usando un’immagine pirandelliana.

Finisce per essere una sorta di superficie dipinta con un’immagine perfetta, felice e patinata distante dal reale. Un falso di sé, che dovrebbe ingannare.

Questa versione idealizzata e socialmente migliorativa è meno grave, di chi di fronte a fenomeni di disagio psicologico - penso alla depressione - dipingono a se stesse un trompe-l’œil della propria vita.

Leggevo che in psicoterapia si parla esplicitamente di effetto trompe-l’œil. Lo psicoanalista Alessandro Salvini ha usato l’espressione per descrivere come alcuni pazienti presentino una versione molto convincente e “realistica” di sé che però nasconde parti dissociate o dolorose.

Se nell’arte è un inganno che regala piacere, nei rapporti umani è spesso una strategia di sopravvivenza o di manipolazione. Insomma un inganno intriso di bugie.

Viene in mente la ”persona" secondo Carl Gustav Jung, concetto centrale della sua psicologia analitica. Deriva dal latino persona, che indicava la maschera indossata dagli attori nel teatro antico.

Jung la definisce come: ”Una specie di maschera, progettata da un lato per fare una determinata impressione sugli altri, e dall'altro per nascondere la vera natura dell'individuo”.

Questa maschera può essere multipla: ne indossiamo di diverse "maschere" a seconda del contesto (lavoro, famiglia, amici, vita pubblica…).

Insomma, mentre la bugia comune spesso nasconde un fatto ("Non sono stato io"), il trompe l’œil relazionale costruisce una realtà alternativa piena di finzione.

Assai negativo che in politica, quando il trompe l’œil non è solo una metafora, ma una tecnica di gestione del consenso e non si presentano ai cittadini i risultati, ma solo le prospettive. in politica, si creano spesso "ombre cinesi" o minacce artificiali per dare profondità al ruolo del leader.

Alcuni leader politici moderni sono dei maestri del trompe l’œil identitario. Si mostrano come "uno di noi" (mangiando cibi popolari, ma è una precisione iperrealista studiata a tavolino dai consulenti d'immagine.

A differenza dell'arte, dove dopo un po' ci piace scoprire l'inganno, in politica il trompe l’œil diventa pericoloso perché quando l'illusione ingannevole svanisce resta spesso una realtà cruda e triste.