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29 gen 2026

La Bassa Valle d’Aosta in un libro

di Luciano Caveri

Mi sono occupato in questi anni del PNRR, che è stato una straordinaria chance, allargata a diversi settori con un budget per la Valle d’Aosta di più di mezzo miliardo e centinaia e centinaia di progetti. Non solo soldi, ma fucina di idee.

Sono così nate reti - come quella fra le Università del Nord Ovest - che hanno scelto piste di approfondimento che daranno il loro frutto nel tempo. Chance che l’Università valdostana non si è fatta fuggire, studiando una parte della Bassa Valle d’Aosta con l’esclusione delle sole grandi stazioni sciistiche.

Casa mia, visto che il paese natale, dove ho vissuto gran parte della mia vita è stato Verrès con legami parentali a Pont-Saint-Martin.

L’altro giorno, in vista della presentazione di un libro riassuntivo del lavoro (coordinato da due professoresse e amiche, Anna Maria Pioletti e Consuelo Nava), mi sono immaginato un viaggio della nostalgia, senza Metaverso ma semplicemente chiudendo gli occhi.

Ho visto quelle zone degli anni Sessanta e successivi con le trasformazioni impressionanti dell’industria, del turismo, del mondo rurale.

Esempi? Il cotonificio di Verrès da filatura trasformato in una gigantesca scuola, il Forte di Bard da grande fortezza dismessa divenuto un unicum centro di cultura, la vasta zona montana proprietà della Fiat del Mont-Avic che è oggi il cuore di un Parco regionale, penso alla crisi Olivetti e agli stabilimenti e ai dipendenti che hanno assistito ad una fine ingloriosa, idem per la chiusura dello stabilimento siderurgico Ilssa Viola sparito con la nascita nell’area di nuove industrie innovative e potrei continuare con decine di esempi grandi e piccoli.

Esiste, per la Valle d'Aosta, questa ripartizione naturale in zone geografiche: l'Alta, la Media e la Bassa Valle. Chi conosce il territorio sa quanto questa divisione possa apparire rozza, in assenza ovviamente di confini statuiti. Noi “bassavallini” (neologismo che uso e sopprimo), che vivono il complesso di molti Sud, ma poi siamo valdostani aperti e più mobili di altri a guardia dei…confini.

Tuttavia, questa varietà che fa della Valle d’Aosta non un isola ma una specie di arcipelago con varietà culturali, umani e pure altimetriche è un segno della ricchezza di questa terra dalla straordinaria configurazione con una valle centrale da cui dipartono le vallate laterali.

Farò ridere, ma dopo tanti di politica e dunque di contatti sono in grado di capire quasi sempre da uno sguardo da dove arriva un mio interlocutore!

Chi scava nel modo di essere della popolazione valdostana sa come questa antropologia sia segno di una ricchezza profonda di caratteristiche umane e di una antica "civilisation Valdôtaine", cui corrisponde una rete di possibili scoperte dietro ogni angolo.

La pubblicazione di cui dicevo all’inizio propone molte chicche, tipi l’estendersi dell’olivicoltura per via del cambiamento climatico, itinerari storici e culturali a piedi e in bici, analisi sull’offerta di posti letto e altro ancora.

La Bassa Valle studiata ha una ragion d'essere e una personalità che andava studiata e investigata per discutere e comprenderne le specificità e le potenzialità.

Certo non per alimentare campanilismi o contrapposizioni, ma nella consapevolezza che un disegno unitario dello sviluppo dell'intera Valle d'Aosta è un puzzle che deve dare un'immagine unitaria, seguendo però vocazioni e valorizzando la diversità dei territori.

Diffido per natura dei mega studi affidati a grandi società del settore, spesso vittima di “mordi e fuggi” e di mera raccolta compulsiva di dati, mentre gli esiti di questi progetti sono definibili ”Made in Valle d’Aosta” senza chiusure, ma con la consapevolezza che - certo con aiuto di esperti che si appassionano - siamo capaci a tirarci su i pantaloni e progettare il futuro.

Altrimenti - diciamo la verità - saremmo indegni di un’Autonomia speciale, che offre importanti diritti, cui corrispondono altrettanti doveri.

Compreso quello di mantenere la nostra identità in questo mondo che vuole tutto omologare, sapendo che tutto è dinamico e le novità non sono mai un male.