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30 gen 2026

La Saint-Ours e i miti fondativi

di Luciano Caveri

Oggi svetta sul calendario e lungo le vie di Aosta la Foire de la Saint-Ours.

Una festa impagabile e popolare, che ha radici profonde nella cultura valdostana, anche se - come spiegano gli storici - più si scende nei secoli passati e meno fonti documentali ci sono.

Ma non ci si deve stupire di questo ed evocare la questione dell’esistenza, in Valle d’Aosta come dappertutto, di miti fondatori non è altro che raccontare una realtà ben nota.

Mi riferisco alle narrazioni simboliche che spiegano l’origine di una comunità e ne definiscono il senso. Non coincidono sempre con la storia fattuale: selezionano, semplificano e caricano di significato alcuni eventi per produrre identità, legittimità e coesione. Il loro ruolo politico e identitario è quindi strutturale, non accessorio e serve per affermare valori di fondo comuni.

La Foire di oggi ne è un’espressione, così come il leggendario legato al Santo cui è dedicata.

I miti fondatori ci raccontano da dove veniamo, quindi en gros le nostre origini, che si mischiano poi con le nostre genealogie familiari.

Ci spiegano chi siamo nella complessa costruzione di un’identità collettiva, sommata appunto alle nostre storie personali. E ci aiutano a costruire una vita in comune con uno zoccolo duro di principi condivisi.

Certo ha a che fare con la politica e le istituzioni, compreso chi ci governa, ma - lo dico a chi sfrutta questa circostanza per sostenere che l’Autonomia speciale è una specie di strumento artefatto - che queste costruzioni, fatte anche di miti, ce l’hanno tutti e non è una specialità valdostana frutto di chissà quale macchinazione a tavolino.

È, infatti, come dicono gli esperti, una forma di narrazione costituente: non descrive solo il passato, ma orienta anche il presente e il futuro attraverso una memoria condivisa che serve a definirsi con un senso di appartenenza, che è un collante.

Come tutte le cose può essere usata bene o male: alimentare nazionalismi violenti e bellicosi o fondare comunità pacifiche e aperte, come la Valle d’Aosta.

Esiste dunque anche da noi un intreccio di narrazioni che combinano l’origine antica pre-romana, l’arrivo dei romani con Augusta Praetoria, santi e figure cristiane medievali con storie di nobili, cui si aggiunge un vasto repertorio di leggende locali e, nella storia contemporanea, elementi che afferma i desideri di libertà dei valdostani.

Dovessi partire dagli elementi più recenti di studio del passato penso a tutto quel gran riflettere e studiare su Saint-Martin-de-Corléans, uno dei siti archeologici più importanti e affascinanti d'Europa.

Il luogo è stato un centro cerimoniale e funerario continuativamente usato per oltre, 6.000 anni, dal Neolitico medio fino all'epoca romana e medievale (con la sovrapposizione della chiesa romanica di San Martino).

Non è difficile pensare che diventerà sempre più un evento utile nella logica evocata del mito fondatore assieme a quella scoperta singola dello stupefacente guerriero celtico, i cui resti ossei (e anche un lunga spada) sono ritrovati durante i lavori per l'ampliamento dell’Ospedale di Aosta.

E poi ci sono i Salassi, la popolazione celtica (o celto-ligure) che abitava la valle prima dell’arrivo dei Romani, che rappresentano anche nell’immaginario il “popolo originario”.
La narrazione classica (riportata da Strabone e da altri autori antichi) li descrive come fieri, indipendenti, abili minatori e pastori, che opposero resistenza accanita a Roma per decenni, finendo poi o morti o venduti come schiavi. Ma questa era la visione apologetica dei vincitori.

La fondazione di Augusta Prætoria Salassorum mostra l’altro scatto storico, che nasce come colonia militare per controllare i valichi alpini (Piccolo e Gran San Bernardo). Si alimenta - in parte in contraddizione con i Salassi - un altro mito fondatore con la Valle come crocevia strategico tra Italia, Gallia e mondo alpino.

Poi ci sono dei Santi che sono personalità identitari, come il già citato Sant’Orso o San Grato (Patrono della Diocesi), che - pur nella scarsità di notizie - sembrano più popolari e più “montanari” di Santi ben più importanti, come Sant’Anselmo o San Bernardo!

Ma c’è dell’altro, anche se oggi se ne parla poco. Un caso: il legame tra la Valle d’Aosta e gli antichi greci è uno degli esempi più affascinanti di "mitologia sovrapposta". Non si tratta di una presenza storica documentata (i Greci non colonizzarono le Alpi), ma di un mito fondatore creato a tavolino per nobilitare le origini della valle e dei suoi abitanti originali, già citati, i Salassi. Il cuore del legame risiederebbe nella figura di Ercole. Secondo la leggenda e come ripreso da storici locali, durante una delle sue fatiche (il ritorno dalla Spagna con i buoi di Gerione), l'eroe greco avrebbe attraversato le Alpi). Si narra che Ercole, colpito dalla bellezza delle valli, si unì a una donna del luogo. Da questa unione nacquero i Salassi.

Spunta così Cordelo, un luogotenente di Ercole (secondo alcune versioni, suo figlio). Egli avrebbe fondato la città di Cordèle, che la tradizione colloca nei pressi dell'attuale Aosta, ben prima dell'arrivo dei Romani.

I miti fondatori e identitari della Valle d’Aosta hanno una funzione particolare: non fondano uno Stato sovrano per ragioni storiche come manifestatesi, ma giustificano e mantengono una specificità culturale e politica. Sono quindi miti difensivi e costituzionali, più che espansivi o nazionalisti.

I capisaldi sono alla base di un Pays d’État, come si diceva un tempo. Quindi: una profonda antichità originale, che alimenta una autonomia storica e si fonda anche su un pluralismo linguistico di frontiera con basi solide e non fugaci.

Tutto ciò esprime un radicamento profondo nel territori e una legittimazione di una continuità storica millenaria, in cui autogoverno è elemento che si rinnova e che è aperto a chi sceglie di essere valdostano e vivere nella montagna alpina per eccellenza.

La Resistenza contro il nazifascismo spicca come mito rifondativo più recente - ovviamente pieno di contenuti reali e personalità importanti - e porta alla Liberazione e all’attuale Statuto di Autonomia di rango costituzionale, che trasforma i miti ma soprattutto i fondamenti storici in norme giuriche con diritti garantiti.

Una tappa su cui non retrocedere, anzi cui bisogna aggiungere nuovi orizzonti.