Ho un ricordo giovanile di meravigliosi barbecue nel sottostimato entroterra ligure, quello che rappresenta la “patria spirituale” della Liguria (come la definiva Italo Calvino). Un mondo di colline, valli, boschi, laghetti e naturalmente borghi dalla straordinaria bellezza
Mi affannavo anch’io a trafficare con carne, pesce e verdure. Il divertimento cominciava già dalla scelta della materia prima: fare la spesa era già un momento gioioso per la ”cumpa”.
Da allora sono più ospite che cuoco e anche nella mia Valle d’Aosta non si scherza. Tanto che il mio figlio più piccolo vorrebbe il barbecue e siamo stati in un centro specializzato con la vertigine di scoprire griglie di varia foggia e combustione. Il colpo d’occhio fa impressione e ci sono delle vere e proprie limousine del genere e una varietà.
Fanno paura gli optional. Il timbro a fuoco personalizzato (BBQ Branding Iron). Se non vi basta che la carne sia cucinata alla perfezione, potete letteralmente "firmarla".
Come dimenticare la pistola spara-salse. Un gadget che sembra uscito da un fumetto. Ha la forma di una pistola fantascientifica o di un revolver, ma il caricatore ospita cartucce di ketchup, maionese o senape.
Notevoli anche guanti da barbecue artigliati. prima vista sembrano un'arma da film horror, ma sono nati per uno scopo preciso: sfilacciare la carne.
Si scopre un mondo che già mi aveva stupefatto guardando su un canale televisivo delle tenzoni fra appassionati con trucchi e trucchetti per vincere.
La parola deriva da barbacoa, termine della lingua Taína (popolo indigeno amerindo delle Grandi Antille nei Caraibi) che indicava sia la struttura di cottura che il metodo. Gli spagnoli adottarono il termine, che si diffuse poi in tutto il mondo ispanico e anglosassone, trasformandosi in “barbecue”.
Una teoria popolare, ma considerata dai linguisti una etimologia folklorica, sostiene che l’espressione francese “de barbe à queue” (dalla barba alla coda) descrivesse la cottura dell’animale intero allo spiedo.
Scopro che Julia De Funès, filosofa che ha una rubrica su L’Express, un articolo proprio sul, barbecue è una delle più antiche tradizioni culinarie dell’umanità, con radici che risalgono a millenni fa.
Ecco cosa scrive in un passaggio: ”Ci viene spiegato che il legame sociale si sta sfaldando, che ognuno vive rinchiuso nella propria bolla digitale. Eppure, basta un barbecue per ricostituire spontaneamente una comunità. Come in ogni tribù, ci sono i frequentatori abituali, gli ospiti di passaggio di cui nessuno conosce ancora bene il nome, i bambini eccitatissimi, gli adolescenti vagamente presenti e gli anziani sistemati all'ombra. Il barbecue ricorda discretamente che la civiltà è nata intorno al fuoco prima di organizzarsi attorno agli schermi”.
E ancora: ”Ci viene anche ricordato che dobbiamo sorvegliare la nostra alimentazione, limitare i rischi, evitare i grassi, lo zucchero, il sale, le sostanze cancerogene. Contiamo le calorie, teniamo d'occhio il colesterolo, moltiplichiamo i controlli medici, leggiamo le tabelle nutrizionali con un'attenzione quasi religiosa. Ma, davanti a un barbecue, persino i più prudenti sospendono i propri principi. Si accetta di ingurgitare della salsiccia carbonizzata. Per qualche ora, il principio di precauzione viene sospeso sopra le braci”.
Infine, a chiusura, la morale: ”Prova, se mai ce ne fosse bisogno, che le nostre pratiche più gioiose non sono sempre quelle che assecondano i tempi, ma quelle che vi resistono”.
Ha scritto la giornalista Licia Granello: ”“La carne alla brace rappresenta il global food per eccellenza, indifferente a frontiere e razze, confessioni religiose e conto in banca. Basta che si sparga nell’aria un certo profumino e siamo tutti lì davanti alla griglia”.