Afghanistan

Con i due militari italiani morti ieri in Afghanistan, sale a 29 il numero delle vittime dell'Italia in questa guerra. E' bene chiamare le cose per quello che sono, evitando la foglia di fico della "missione di pace".
E' tristissimo da dire, ma è ovvio che i militari in missione sono oggi dei professionisti e come tali ben consapevoli dei rischi, compreso quello di perdere la vita in questa guerra "sporca", dove ormai da tempo tutto è sballato con l'impiego dei kamikaze che si uccidono nella convinzione di finire nel loro paradiso.
Ad ogni lutto mi viene da pensare ad una persona che stimo molto e che è stato Comandante anche in Valle d'Aosta del Centro Addestamento Alpino, già Scuola Militare Alpina. Si tratta del giovane (ha la mia età, ma è giovane per il grado raggiunto) generale di brigata Claudio Berto, oggi comandante della Taurinense ma soprattutto - giunto alla sua quarta missione in Afghanistan - impegnato nel comando del Regional Command West in quattro delicatissime province afghane.
Le guerre combattute in zona montana, ormai triste routine nel mondo, hanno dimostrato il valore delle truppe alpine, smentendo tutti quei generaloni fessi che negli anni Novanta agognavano la scomparsa degli alpini.

Fiat

Una Grande Punto a MirafioriLa Valle d'Aosta ha sempre dovuto in qualche modo fare i conti con la "Fiat". C'è chi ha ricordato che la grande fabbrica automobilistica torinese pesò di certo, nel secondo dopoguerra e per l'evidente interesse per una Regione forte produttrice di energia idroelettrica, nelle vicende complesse sul destino politico della Valle. Poi, a parte le proprietà nella zona di Champdepraz di recente comprate dalla Regione, ci potrebbero essere altre storie da raccontare: dalla presenza "Fiat" in Valle d'Aosta per l'affermarsi della diffusione di massa dell'auto all'indotto automobilistico per le aziende fornitrici del gruppo, dalle vicende della "Meridian" di Verrès oggi tutta "Fiat", ai molti valdostani (penso al ruolo rilevantissimo di Lodovico Passerin d'Entrèves) che, ai diversi livelli, hanno lavorato nell'azienda e infine la pagina locale de "La Stampa", il quotidiano di famiglia, unico giornale ad occuparsi della nostra Regione con pagine dedicate.
Oggi la "Fiat" si sta muovendo con rapidità per non morire con operazioni di vario genere, che sono oggettivamente di difficile lettura. Quel che oggi colpisce di più è il nuovo "braccio di ferro" sullo stabilimento storico di "Mirafiori" a Torino, che sembra dover capitolare specie a favore di una fabbrica situata in Serbia e in parte finanziata con i soldi europei attraverso quei denari che l'Unione investe nei Paesi viciniori in lista d'attesa per l'allargamento.
Inutile dire che su questo, se l'Italia volesse, potrebbe farsi sentire dalle autorità comunitarie.
Ma credo che questa vicenda sia davvero secondaria rispetto al fondo del problema. "Fiat", di fatto, intende uscire dal contratto nazionale dei metalmeccanici e questo deve allarmare chiunque abbia un minimo di buonsenso.

Il destino del libro

Futuro e presente: un ebook e diversi libriAppartengo alla generazione solidamente ancorata al libro cartaceo. Il piacere di andare in una libreria e scorrere i titoli e poi prendere in mano il volume e soppesarlo sono momenti unici, così come quando si inizia a leggerlo e sono stati scritti addirittura dei libri sulla forza dell'incipit.
Altrettanto importante è il rapporto con il libraio mai sostituibile con un libro comprato sul Web: il numero uno è sempre stato lo scomparso Pino Crespi, che ricordo a Champoluc dominare con autorevolezza i locali della sua libreria, pronto a cogliere - straordinario affabulatore quale era - gusti e attese del cliente. Nel mio caso, per molti anni, prima del suo trasferimento a Courmayeur, teneva da parte i libri che sapeva avrebbero centrato le mie aspettative.
Oggi anch'io mi diletto con le novità: leggiucchio in formato elettronico alcuni classici sul mio palmare e dallo stesso ascolto, con maggior soddisfazione, degli audiolibri, specie in francese.
Gli editori sino ad oggi mi parevano restii e conservatori, ma nuove macchine - come l'iPad - stanno creando un mercato in grado di convincere anche i più scettici.
Chissà! L'altro giorno, in un angolo della casa dei miei genitori, ho ritrovato la collana di libri di Emilio Salgari che mi avevano scatenato da ragazzino il gusto della lettura, scoprendo che il mondo entra dentro di te scorrendo le pagine di un libro: non c'è ancora computer, simulazione o ricostruzione virtuale che possano farlo con altrettanta efficacia, perché la fantasia resta la fantasia.

La festa non si ferma

Un'istantanea della Love Parade di Duisburg«Lo spettacolo deve continuare». Così devono aver pensato gli organizzatori tedeschi di quel festival techno, la "Love parade", a Duisburg, pur consci della strage causata da una ressa trasformata in dramma per quell'effetto tristemente noto causato da una folla impazzita.
Leggo che la mancata sospensione dei concerti e della serata di ballo (sballo?) di massa (per me la techno è incomprensibile nella sua ipnotica ripetitività, ma è ovviamente un fatto generazionale visto che i miei figli se la ridono della disco music...) è stata presa per evitare che si creassero proteste violente per l'interruzione della festa e un improvviso deflusso potenzialmente pericoloso.
Trovo che questa scelta sia stata la perla di un insieme incredibile di errori che mostrano come le enormi manifestazioni di massa abbiano componenti di pericolosità che non debbono mai essere sottostimate.
Le misure di sicurezza, particolarmente complesse e barocche nella legislazione italiana, sono spesso considerate una rottura di scatole, ma è solo la prevenzione ad evitare tragedie come questa.

Un coltellino alpino

Il Victorinox nella versione per computerFa sempre piacere, nel corso di una bella gita in montagna, cavare dal proprio sacco il coltellino per tagliarsi un pezzo di formaggio o una fetta di salame.
Due le opzioni principali: l'Opinel savoiardo nato nel 1890 nella vicina Maurienne o il Victorinox prodotto dal 1884 nel cantone svizzero di Schwitz.
Il primo è il coltellino del mondo agricolo, il secondo - multiuso - usato sin da subito dall'esercito svizzero. Hanno in comune l'appartenenza al mondo alpino di cui sono espressione rimasta persistente nel tempo. Victorinox ha ormai integrato la chiavetta usb!
Sono due filosofie diverse ma complementari: da ragazzino avere il multiuso in tasca è un vero piacere, mentre l'Opinel da adulto suona rassicurante come un classico.
Alla Fiera di Sant'Orso si trovano ormai artigiani che propongono piccole produzioni locali di coltellini. Per un regalino, in cambio della doverosa monetina scaramantica, è davvero l'ideale.

In ricordo di Chabod

Federico ChabodFederico Chabod morì nel luglio di cinquant'anni fa a Roma e la Valle d'Aosta, con un libro e con un nuovo programma televisivo (tanti ne sono stati fatti nel tempo), lo ricorda.
Morì a soli 59 anni all'apice di una straordinaria carriera universitaria e il suo insegnamento come storico formò una scuola di professori di grande importanza e a lui si devono libri di enorme caratura.
Il suo passaggio nelle vicende politiche valdostane nel dopoguerra fu importante, anche se se ne andò bruscamente per non più tornare quando dovette lasciare la carica di Presidente della Valle, di quella "circoscrizione autonoma" pre-statutaria nata dai decreti luogotenenziali del 1945.
Al suo posto divenne Presidente il suo antagonista, mio zio Séverin Caveri (poi parlamentare valdostano a Roma nel 1958 con il fratello di Chabod, Renato) le cui posizioni federaliste e autonomiste non erano coincidenti con la visione di Chabod, cui si rimproverava un'eccessiva moderatezza "filoitaliana" ed anche un'iniziale adesione al fascismo che gli servì nella carriera accademica.
Il tempo smussa gli angoli e spegne le polemiche e riporta al centro dei ricordi i "padri fondatori" dell'autonomia, che sarebbe doveroso ricordare di più.

Incredibile

Alcuni cartelli in tedesco sulle montagne altoatesineMi scrivono alcuni amici frequentatori del sito sul perché non mi sia ancora espresso sulla decisione governativa di imporre una data e minacciare un intervento sostitutivo sui cartelli monolingui, in lingua tedesca, posti sui sentieri in Alto Adige-SudTirol dall'Alpenverein.
Ovviamente è una decisione demenziale, sapendo che lo stesso presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il mio amico Luis Durnwalder, ha già espresso la volontà di trovare una soluzione ragionevole, laddove esista un reale possibilità di avere nelle due versioni linguistiche l'indicazione della meta (come la parola "rifugio") o, laddove ci sia, un toponimo bilingue.
Naturalmente siamo di fronte al rischio del ridicolo ben sapendo che molte traduzioni in italiano vennero fatte ad orecchio e con puro disprezzo della realtà locale.
Chi ha voglia vada a vedersi l'intervento pronunciato dall'allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (vorrebbero farlo santo...) alla Costituente il mattino del 30 gennaio 1948, quando chiese, durante il voto del nostro Statuto, di prevedere la bilinguità nella denominazione dei Comuni valdostani. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il relatore del nostro Statuto, il sardo Emilio Lussu, straordinario autonomista, osservò che sarebbe stato duro affiancare al toponimo tradizionale di "La Thuile" la versione italiana che era "Porta Littoria"...

Una leggina per il rafting

Un momento di rafting in DoraChissà che fine ha fatto quel disegno di legge sul rafting e attività affini su cui avevo lavorato con gli addetti del settore quando ero assessore al turismo nel mix di responsabilità - che pareva una fotografia di questa attività - su sport e trasporti.
Mi ero convinto che la chiave per legiferare fosse la competenza regionale sul trasporto fluviale e la regolamentazione mi pareva necessaria perché l'attività era in crescita e una qual certa pericolosità - e l'arrivo massiccio di gruppi organizzati di francesi - necessitavano di poche ma chiare regole di comportamento, figure professionali adatte, standard di sicurezza e titoli per esercitare l'attività, resi certi dalla legge per evitare che "scappandoci il morto" ci si accorgesse delle carenze legislative.
Poi lasciai l'assessorato e non so in quale cassetto sia finita la proposta, cui ho ripensato ieri con l'incidente a lieto fine sulla Dora, che dimostra la necessità che il legislatore regionale se ne occupi non essendo certo sufficienti i pochi riferimenti rinvenibili nella legislazione vigente e neppure le norme derivanti da autodisciplina o dalle federazioni sportive.

Benvenuto, Presidente

Dmitrij Medvedev sugli sciLa notizia che il Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Anatol'evič Medvedev, verrà in Valle d’Aosta in vacanza conforta chi, come chi vi scrive, ha sempre creduto nel mercato russo e a suo tempo ebbi un’ottima impressione della potenzialità crescente in una memorabile visita a Mosca (sfiancato dalle vodke nei brindisi benaugurali, davvero obbligatori) e i dati lo hanno nel tempo confermato.
Chissà come mai il Presidente ha scelto Breuil-Cervinia, che pure è la località più nota della nostra Regione in Russia. Amici, conoscenti, lui stesso prima di giungere ai vertici? Forse lo scopriremo nei prossimi giorni.
Chi lo incontrerà – il primo appello è al mio amico Corrado Neyroz dello splendido "Hermitage" – gli dica che il russo più famoso che venne in Valle d’Aosta fu nel 1857 Leone Tolstoj, amatissimo classico con il suo "Guerra e Pace". Girovagò per la Valle per alcuni giorni: aveva 29 anni e dalla Valle del Lys si spostò verso Saint-Vincent (attraverso prima il Col Ranzola e poi il Col de Joux) per poi passare ad Aosta (dove visitò i monumenti romani) e via verso il Colle del Gran San Bernardo, tenendo un diario di quella visita. Da quelle annotazioni – lo dico scherzosamente – il dispiacere di essere… andato in bianco (compresa una cameriera a cui a Gressoney aveva allungato cinque franchi, ma che non si presentò in camera da letto).
Anche i grandi romanzieri russi avevano le loro umanissime debolezze.

La rabbia della multinazionale

Il logo di Mac BünOgni volta che leggo di nuovi esercizi che si fregiano del label "Saveurs du Val d'Aoste", sono fiero dell'invenzione di questo marchio con una leggina e un percorso di cui sono stato autore a beneficio della valorizzazione del patrimonio tradizionale enogastronomico e artigianale-artistico.
Ci pensavo l'altro giorno a Rivoli, dove sono andato a testare quel locale di cui tanto si è parlato un anno fa, quando venne aperto. Si tratta di "Mac Bün", "davvero buono" in piemontese, un'hamburgeria che ha fatto infuriare "McDonald's", perché venne presentata come un fast food con prodotti locali tracciabili e genuini da due allevatori locali che volevano proporre al consumatore le "loro" carni di razza piemontese. Alla fine le due lettere "ac" sono state censurate per attenuare le cause scatenate dal colosso multinazionale.
I prodotti, rigorosamente con nomi piemontesi (il cheesburger si chiama... "tuma" e le polpettine... "macbale") sono ottimi, comprese le patatine (da patate prodotte a due passi) per nulla unte e il pane fragrante.
Insomma un'idea brillante e che ha riscosso un grande successo.
Potrebbe essere uno spunto nel tentativo che da anni prosegue per l'affermazione della carne bovina valdostana perseguitata da tanti pregiudizi.

Condividi contenuti

Copyright © 2008-2010 Luciano Caveri